Tuffo di gruppo in canale per bloccare l’invasione

VENEZIA. Pochi attimi prima del conto alla rovescia l’adrenalina iniziava a scorrere nei loro corpi, coperti fino al collo dalle mute. Da giorni sapevano che alle 16.10 spaccate dovevano scattare come un fulmine e tuffarsi nel Canale della Giudecca per bloccare il passaggio delle Grandi Navi. All’ora prevista, senza la minima esitazione, una cinquantina di manifestanti del movimento «No Grandi Navi», si è lanciato in canale all’improvviso, di fronte allo sguardo attonito della gente. In pochi secondi il pubblico ha realizzato che cosa stavano facendo i nuotatori e ha iniziato ad applaudire, incitando la loro missione, risultata vincente e di grande impatto emozionale. I natanti, 25 provenienti dalle Zattere con la cuffia arancione e 25 da Sant’Eufemia in Giudecca con la cuffia rossa, si sono diretti velocemente e con allegria verso il centro del canale, portandosi dietro dei materassini a forma di animaletti marini, delle boe di polistirolo e delle bandiere, simbolo del movimento. Una volta riunitisi al centro con il gruppo dell’altra sponda, hanno legato con una corda lunga 300 metri gli animaletti alle boe, sulle quali hanno piazzato una decina di bandiere, segnando il «loro territorio». La polizia non è intervenuta e si è mantenuta a distanza di sicurezza dai nuotanti che sono rimasti in acqua per un’ora fino alle 17.15, lottando contro una corrente fortissima. Intanto dalla riva lo speaker Nicola, in maniera molto ironica, faceva la cronaca della missione, come se si trattasse dei nuovi giochi acquatici veneziani. In seguito si sono susseguiti più interventi contro i giganti del mare. Quando i nuotatori hanno capito che le Grandi Navi che dovevano salpare entro le 17 hanno rinviato la partenza, con grande gioia sono lentamente rientrati, trainati da qualche imbarcazione amica che li ha portati a riva dove sono stati accolti da una calorosissima folla. Tra nuotatori c’era anche Silvio Testa, da anni in prima fila per la lotta contro le Grandi Navi. «È stato straordinario – hanno raccontato le diciannovenni Gemma Cantorella ed Elisa Favaretto, insieme all’amico Alberto Marsini di 18 anni del Coordinamento Studenti Medi – prima di uscire dall’abitazione abbiamo fatto il conto alla rovescia ed eravamo emozionati, ma nello stesso tempo convinti che la causa era giusta e che lo avremmo fatto. La corrente era fortissima, ma quando abbiamo sentito le persone che ci urlavano bravi ci siamo sentiti di aver fatto qualcosa di positivo per la collettività». «Avevamo calcolato tutto – racconta Marta Canino, attivista dei Centri Sociali – e conoscevano ogni minimo spostamento dei battelli. Eravamo organizzati in 5 squadre e in ognuna c’era un bagnino per fare tutto in sicurezza. L’emozione era sentire la gente che ci incitava e ci sosteneva».
«Ho ammirato – afferma Cristina Costantini – il fatto che dei ragazzi abbiano dato un segnale di grande partecipazione alla vita politica perché questo è un segno di passione per la vita». Tutti hanno approvato l’azione, pur sottolineando che il movimento «No Grandi Navi» non è composto soltanto da attivisti dei centri sociali, ma anche del Fai, da Italia Nostra e da cittadini veneziani neutri.
«Hanno dimostrato che si può manifestare in maniera ludica e giocosa – hanno affermato Giovanna Carrozza e Carlo Bottain – e ci sembra che ci sia stata una partecipazione soddisfacente. I passeggeri in cima alle Grandi Navi non si sono sbracciati per salutare come fanno sempre, segno che forse hanno capito che la città non condivide questo turismo e reagisce».
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