La carenza di personale frena la giustizia veneziana: «Così non si va avanti»
Il Tribunale ha il 47% di posti amministrativi scoperti, il Giudice di pace il 66%. L’allarme della Cgil: «Servizi essenziali a singhiozzo, così non si va avanti»

Per il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, la magistratura è ad un passo dalla copertura totale dell’organico, grazie ai cinque concorsi in ballo; per il sottosegretario Andrea Ostellari il 2026 dovrebbe essere l’anno delle maxi assunzioni nei tribunali e nelle procure. Negli uffici giudiziari veneziani, tuttavia, la situazione sembra essere profondamente diversa. Tra i magistrati i posti vuoti sono ancora 8 su 54; non va meglio a livello amministrativo, dagli uffici per le pene alternative al Tribunale dei minori fino alle procure generali.
Negli uffici giudiziari veneziani la carenza di dipendenti ha ormai raggiunto livelli tali da mettere a rischio il funzionamento stesso della macchina della giustizia. A lanciare l’ennesimo grido d’allarme è Franca Vanto, segretaria regionale della Funzione pubblica Cgil, che parla senza mezzi termini di una situazione “gravissima”.
Uffici a rischio paralisi
Che la giustizia abbia le armi spuntate, lo raccontano bene i numeri. Nel settore amministrativo, il Tribunale di Venezia ha una scopertura del 47% che supera il 66% negli uffici del Giudice di pace. In Corte d’Appello, i funzionari giudiziari stando alla pianta organica dovrebbero essere 31 ma, di fatto, i presenti sono 15. Manca anche il 69% dei cancellieri. Insufficienti anche gli assistenti giudiziari, con 20 presenti sui 37 che dovrebbero essere.

Buchi nell’organico anche nell’Ufficio per il processo, con una scopertura del 28% dei tecnici di edilizia, del 42% dei tecnici amministrativi e del 66% dei tecnici contabili. Il rischio? La paralisi operativa. Infatti, senza il personale amministrativo, i rallentamenti sono inevitabili, tra segreterie accorpate e magistrati costretti a svolgere anche il lavoro di cancelleria.
Tribunale dei minori: uno su cinque
Il caso più emblematico è quello della Procura presso il Tribunale per i minorenni, unico ufficio distrettuale per questo ambito. «Siamo molto preoccupati», spiega Vanto, «perché i servizi essenziali risultano ormai scoperti». Registro generale e ufficio del consegnatario economo, snodi fondamentali per l’attività quotidiana, sono di fatto senza personale. La scopertura complessiva raggiunge il 50% e, nell’area dei funzionari, si arriva all’80%: una sola persona in servizio su cinque previste. Un quadro che, spiega la sindacalista, è destinato a peggiorare con i prossimi pensionamenti.
Procura generale e pnrr
Non va meglio alla Procura generale, dove dei 41 dipendenti presenti ce ne sono solo 19: un vuoto che riguarda il 52% del personale. Si registra, poi, una carenza dell’80% tra i funzionari: due presenti su dieci. Numeri che fotografano una struttura sotto pressione costante, incapace di reggere i carichi di lavoro. A complicare ulteriormente il quadro, sottolinea il sindacato, è la gestione delle risorse legate al Pnrr.
Le Procure sono rimaste escluse dall’assegnazione dei funzionari dell’ufficio per il processo, destinati invece ai Tribunali. Una scelta che oggi pesa come un macigno. Nel frattempo sono partite le procedure per la stabilizzazione dei precari, ma con un paradosso evidente: si rischia di spostare personale da un settore già in difficoltà per tamponarne un altro. E non solo.
Dal primo luglio, a livello nazionale, oltre 1.500 lavoratori rischiano di restare fuori, e non è chiaro quanti di questi lasceranno proprio gli uffici veneziani. «Si formano professionalità», osserva Vanto, «per poi lasciarle andare, dopo aver investito tempo e risorse».
Carichi eccessivi
Il risultato è un clima sempre più pesante negli uffici. Tra i dipendenti si respira rassegnazione, racconta il sindacato, stretti tra carichi di lavoro «più che ingestibili» e prospettive di carriera bloccate. Lo stress lavoro-correlato diventa una componente quotidiana, spesso sottovalutata. C’è chi prova a lasciare partecipando ad altri concorsi, chi valuta le dimissioni per tutelare la propria salute, chi spera in trasferimenti che, però, restano congelati da vincoli normativi.
La condanna politica
Sul fondo resta anche una lettura politica della vicenda. «L’impressione», osserva Vanto, «è quella di un’azione che finisce per affondare definitivamente gli uffici veneziani». E tornano le promesse, mai concretizzate, di un’attenzione particolare per la città lagunare: «Di certo non dimentichiamo le promesse del ministro Nordio che si sarebbe dovuto occupare della “sua” Venezia, ma siamo sicuri che non mancheranno i prossimi proclami elettorali in vista delle vicinissime elezioni comunali. Vorremmo poter scrivere di una giustizia che funziona, di qualche governo che decide di investire risorse per assumere personale e creare seri percorsi di carriera, qualcuno che se ne interessi sul serio prendendosi a cuore la “questione veneziana”, ma la verità è che Venezia rappresenta il palcoscenico più bello e unico al mondo dal quale partono solo illusioni mai realizzate».
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