Traffico di droga, ma non fu ’ndrangheta Vadalà e Sculli liberi
Droga a quintali in arrivo dal Sudamerica, nascosta nelle casse della frutta o tra il pesce: un traffico che aveva avuto come centro Marcon, con le indagini (e le condanne in primo e secondo grado) che avevano accertato legami con la ’ndrangheta calabrese. Fino alla sentenza con la quale – nei giorni scorsi – la Corte di Cassazione ha invece demolito l’accusa di associazione di stampo mafioso, ordinando che il processo d’appello venga rifatto.
In attesa del deposito delle motivazioni della Corte – alla quale avevano presentato ricorso di avvocati Crea, Pattarello, Serpico – arrivano ora i primi effetti sostanziali della decisione della Corte Suprema, con alcuni degli imputati che lasciano il carcere.
È così tornato libero Antonino Vadalà, l’imprenditore calabrese di 44 anni, conosciuto anche per essere stato arrestato e poi rilasciato (prosciolto) in Slovacchia per l’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova. Nel processo “Picciotteria 2”, la Corte d’appello di Venezia lo aveva condannato a 7 anni: secondo la Dda, avrebbe avuto un ruolo fondamentale nell’importazione dello stupefacente dal Sudamerica, andando anche direttamente in Ecuador per definire gli accordi con i trafficanti. Tutto da rifare e senza l’accusa di associazione mafiosa, ha stabilito la Cassazione: così ieri le porte del carcere di Tornino si sono aperte per lui.
Scarcerato anche Giovanni Pietro Sculli (condannato in appello a 7 anni e 10 mesi). Libero resta invece Santo Morabito, l’uomo considerato il legame con le “locali” (cioè le cosche calabresi) di Ferruzzano e Africo: se la Cassazione avesse confermato l’associazione di stampo mafioso (che ha invece negato) sarebbe stato immediatamente arrestato, per scontare 17 anni di reclusione. Ma il processo va rifatto anche per lui. Restano invece in carcere per scontare altre condanne, Vittorio Violi (anche lui ritenuto ai vertici del traffico di droga e con progetti di investimenti in attività commerciali a Venezia) e Leo Zappia. —
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