Ticket a Venezia, cosa ne pensano gli aspiranti sindaci Venturini e Martella
Lo scontro sul centro storico a numero chiuso. Il candidato di centrodestra: «Ticket da 30 euro in su, chiederemo subito il via libera al governo». Il dem: «Per noi va abolito, l’overtourism si combatte in altri modi»

Venezia a numero chiuso; o, almeno, nasceva così. Poi è stata tutt’altro, e quindi obbligo di prenotazione e contributo d’accesso, ma nessun limite sugli ingressi in laguna. Una maniera, si diceva, per gestire il turismo: croce e delizia di questa città. E su questo, allora, battagliano i due candidati sindaci.
Il civico di centrodestra Simone Venturini, che non soltanto lascia, ma raddoppia; anzi, sestuplica. Il ticket d’accesso: non più cinque, nemmeno dieci, neanche venti, ma ben «trenta euro al giorno, e forse più». Perché «non deve essere un tabù. Sono soldi per pagare i servizi per i residenti» rivendica; ora che – anzi, da cinque anni – residente lo è pure lui.
Mentre il dem Andrea Martella gli va contro: va bene regolare i flussi, ma non con il ticket. «No al ticket» scandisce il candidato del centrosinistra, azzerando i dubbi intorno alla sua posizione.
Visioni radicalmente opposte e che battagliano, a poco più di una settimana dall’inaugurazione della Venezia 2026 a pagamento. Si inizierà venerdì 3 aprile, con quattro giorni a cinque euro l’uno, fino a Pasquetta. Per tornare a mettere mano al portafoglio tutti i weekend di primavera ed estate, fino al 26 luglio. E, in mezzo, pure un filotto di dieci giorni a pagamento: da venerdì 24 aprile a domenica 3 maggio.
«Una gabella medievale» la definisce Martella, «che non può certo risolvere una questione che richiederebbe una serie articolata di azioni per la sostenibilità del turismo e la ricostruzione di condizioni di vivibilità per i residenti». Una risposta, quella che attuerà in caso di candidatura, che è ancora da definire nei contenuti – «studieremo soluzioni alternative nei primi mesi dell’amministrazione» promette – ma che sicuramente non sarà l’adozione, ancora, di un biglietto per accedere a calli e campi. «Servono servizi», dice Martella, «e in particolare bisogna rifondare il sistema dei trasporti. Venezia non può chiedere un biglietto d’accesso senza provvedere in cambio a migliorare l’esperienza turistica».
Così il candidato del centrosinistra. Dalla visione molto diversa da quella di Venturini, assessore della giunta Brugnaro, e dunque colonna dell’esecutivo che il ticket d’accesso lo ha prima pensato e poi lo ha introdotto. E che appunto rilancia: «Il contributo d’accesso va rafforzato come grande disincentivo». Al turismo mordi e fuggi, evidentemente.
E quindi: «Più giorni e tariffe significativamente più alte. Per ottenere più risorse, rispetto ai 5 milioni all’anno che incassiamo oggi, e finanziare i servizi per chi vive a Venezia. A partire dai trasporti, così da abbassare l’entità degli abbonamenti, fino ad arrivare alla loro gratuità per determinate fasce della popolazione».
È un impegno – non si sa quanto popolare – che Venturini intende assumersi: «Ma, per alzare l’entità del contributo, dovremo ottenere l’autorizzazione da parte del governo, dato che il via libera attuale è vincolato alla precisa tariffa che è in vigore ora. È un impegno che intendo assumermi e sarà una delle prime richieste che avanzeremo all’esecutivo, insieme alla convocazione di un tavolo per l’aggiornamento della Legge speciale».
Mentre rimane fuori dai radar l’ipotesi del numero chiuso: «Ad oggi non è possibile, perché sarebbe anticostituzionale» ammette Venturini. E dunque il tentativo di salvare Venezia dovrà transitare attraverso altre misure.
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