Take away, nuove aperture sotto accusa

Nonostante il giro di vite annunciato da Regione e Comune proliferano i fast food. Italia Nostra: «Fenomeno incontrollato»
Interpress/Gf.Tagliapietra Venezia 08.06.2018.- Negozi Take Away campiello Dolfin
Interpress/Gf.Tagliapietra Venezia 08.06.2018.- Negozi Take Away campiello Dolfin

Take away senza limiti. Mentre Regione e Comune annunciano l’intesa sul giro di vite per bloccare le nuove aperture, le attività di vendita di cibo nelle aree centrali della città va avanti. Di questi giorni l’apertura di un altra rivendita di cibo in campiello Dolfin (Panesugo) tra breve aprirà un altro in Strada Nuova (Pizza slice, società di Milano), con i lavori di restauro ormai conclusi.

Italia Nostra denuncia il fenomeno sull’ultimo numero del suo bollettino. «In campiello Dolfin, dove si sono sviluppate già numerose attività del genere», scrive Cristina Romieri, «ha aperto un altro esercizio, con l’apertura di una porta laterale nel piccolo sotoportego, che diventerà probabilmente il luogo del consumo. Evidentemente avevano già l’autorizzazione. Ma il fenomeno è ormai incontrollato».

Dall’approvazione della delibera del Consiglio comunale, proposta dai consigliere e presidente della commissione Commercio Paolo Pellegrini, è passato un anno. E in questi dodici mesi sono decine le attività che hanno aperto i battenti. Determinando anche, osservano i consiglieri, «un abbassamento generale degli standard di qualità».

Ma il problema è che la strada che porta da piazzale Roma-Ferrovia verso Rialto passando per Lista di Spagna e Strada Nuova è diventata un immenso bazar. Le norme nazionali sul commercio e la «liberalizzazione», invece di portare un aumento della concorrenza e dunque della qualità, con abbassamento dei prezzi per i consumatori, hanno provocato il caos. La scomparsa di negozi di vicinato e botteghe artigiane, l’apertura di bar e take away ovunque. Adesso, dopo un anno, il Comune annuncia di aver raggiunto l’intesa con la Regione per l’entrata in vigore della nuova norma. Che dovrebbe bloccare le nuove aperture fino al 2021, istituendo regole di igiene per le attività esistenti.

Ma forse è tardi. Anche perché da tutto questo i bar e gli esercizi pubblici non sono interessati. L’assenza di provvedimenti negli ultimi anni ha prodotto l’apertura di centinaia di nuovi esercizi pubblici. Con la movida in alcune zone (Santa Margherita, fondamenta degli Ormesini, fondamenta della Misericordia, Erberia), ma anche la trasformazione di tutta l’area centrale. Bar e rivendite di cibo fast-food. Con una nuova «moda»: l’apertura delle vetrine e la loro sostituzione in spazi aperti, accessibili direttamente dalla strada. anche in area San Marco. Vietato dal regolamento edilizio, ma sempre più frequente. Qualcuno è stato sanzionato e costretto a ripristinare le vetrine. Altri hanno escogitato sistemi «amovibili», con le vetrine che vengono richiuse a sera. Altri ancora confidano nella mancanza di controlli. Una trasformazione che non si ferma. Sospinta dal business del turismo mordi e fuggi, che nell’anno 2018 ha toccato record anche superiori a quelli dell’anno precedente. Chi arriva a Venezia in giornata cerca cibo a basso prezzo da mangiare per strada, souvenir a un euro e bottigliette d’acqua. Il resto può attendere.

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