Tagli alle entrate Per i Comuni l’Imu sarà al rialzo

di Mitia Chiarin
Quasi 31 milioni e mezzo di euro rispetto al 2010 e poco più di 17 milioni e mezzo di euro rispetto al 2011. Sono queste le minori entrate per il Comune di Venezia stimate dal senatore del Pd Marco Stradiotto che ha quantificato gli effetti delle manovre dei governi Berlusconi e Monti sui trasferimenti ai Comuni. E l’analisi di Stradiotto ha una conseguenza: servirà una Imu più alta per contrastare la diminuzione di entrate per le casse degli enti locali. Conferma il vicesindaco di Venezia e assessore al bilancio Sandro Simionato: «Dai nostri conti siamo a 20 milioni in meno rispetto al 2011. Per l’Imu da tempo sostengo che se la teniamo al 7,6 non coprirà i tagli». Per effetto del decreto legge 78 del 2010 (governo Berlusconi) e del decreto 201 del 2011 (governo Monti), stima Stradiotto, l’effetto per i Comuni della provincia di Venezia sarà per il 2012 di una minore entrata, rispetto al 2011, di 41,79 milioni di euro e di 68 milioni rispetto al 2010. «A fronte dei nuovi tagli, l’aumento dell’Imu è l’unico margine a disposizione dei Comuni – spiega Stradiotto - e diventa fondamentale riformare radicalmente i meccanismi che regolano le entrate dei Comuni al fine di garantire entrate certe e una maggiore autonomia finanziaria come vorrebbe il vero federalismo». I calcoli sull’Imu non sono facili e si pronostica già un rinvio dei bilanci comunali a giugno. Le minori entrate, oltre al capoluogo Venezia, pesano soprattutto per Chioggia ( 4,3 milioni in meno rispetto al 2010 e 2,8 milioni rispetto al 2011), Mira ( 2,7 dal 2010 e 1,8 dal 2011), Mirano (2 milioni dal 2010 e 1,3 dal 2011), San Donà (2,4 milioni dal 2010 e 1,5 milioni dal 2011), Spinea ( 1,9 milioni dal 2010 e 1,2 dal 2011). Il conteggio di Stradiotto si basa su aliquote Imu base. Difficile, al momento conteggiare i trasferimenti 2012 e prevedere il reale gettito della nuova imposta sugli immobili. E’ certo, ricorda il senatore Pd, che ai Comuni resterà il 100 per cento del gettito Imu per la prima casa e il 50% del gettito per gli altri fabbricati. Il decreto Salva Italia limita i Comuni: con aliquote base non potranno avere di più o di meno del gettito Ici prodotto negli anni precedenti. E la compensazione con i maggiori o minori gettiti avverrà regolata con maggiori o minori trasferimenti.
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