Su 72 milioni di euro raccolti l’ex trader ne investì solo l’1,77%
Il retroscena
Fabio Gaiatto smise di investire in foreign exchange sulla piattaforma ufficiale Ig market nel luglio 2017 perché il broker inglese al quale faceva affidamento, quando apprese della sanzione della Consob (la commissione nazionale per le società e la Borsa, Ndr) al trader, capì che la raccolta finanziaria veniva effettuata abusivamente e decise di non lavorare più con lui. A quel punto Gaiatto decise di affidarsi alla neozelandese Fxg consulting, a suo dire non direttamente, ma tramite un prestanome, che poi accusò di essersi tenuto i soldi.
Fra l’altro alla Guardia di finanza di Portogruaro risulta che soltanto una cifra irrisoria dei 72 milioni di euro raccolti dai tremila risparmiatori è stata investita sulla piattaforma Ig market ltd: appena 1 milione e 205 mila euro, solo l’1,77 per cento del risparmio raccolto. In questo senso gli inquirenti ritengono pienamente provata l’ipotesi di reato di truffa nei confronti dei risparmiatori: tutti gli altri milioni di euro sono stati destinati a finalità diverse per quelle prospettate ai clienti nei loro contratti.
Le antenne della Finanza sul giro di affari del trader portogruarese, in carcere per autoriciclaggio, associazione per delinquere, truffa aggravata e gestione abusivasi erano drizzate già nel febbraio 2016.
È lo stesso Gaiatto a rivelare agli inquirenti di aver fondato e gestito società estere dopo la perquisizione domiciliare del 3 febbraio 2016 perché non riusciva a suo dire «a mettersi in regola in Italia». Ecco perché sono spuntate società in Slovenia e Croazia.
È in quest’ultimo paese, secondo gli inquirenti, che si nasconderebbe il tesoro di Gaiatto, ammesso che i fondi siano ancora lì.
Sono in corso accertamenti bancari per tracciare la rotta dell’immenso flusso di denaro transitato in appena un anno e mezzo attraverso le otto società riconducibili a Gaiatto: 72 milioni di euro.
Di questi, più di 28 sono stati restituiti agli investitori. Ne mancano all’appello 43,6 milioni di euro. La Guardia di finanza di Portogruaro cerca ora di espugnare la cassaforte.
Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per 43,6 milioni di euro è stato disposto dal gip Rodolfo Piccin nei confronti delle società Studio holding doo con sede in Croazia e Venice investment doo, con sede a Capodistria in Slovenia, nelle quali figura come amministratore la compagna di Gaiatto Najima Romani.
Per quanto riguarda la seconda società il giudice ha disposto il sequestro del 15 per cento delle quote sociali della Friend srl e del 40 per cento della Hashtag software house srl e di un’automobile aziendale, una Kia. —
I.P.
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