Striuli e Boatto, le indagini a Trieste Così Casella chiese aiuto ai casalesi

L’inchiesta di Eraclea: «L’elezione del sindaco e dell’assessore di Caorle fu pilotata dall’organizzazione di Donadio»
WE LOVE CAORLE. PI?? DI 1000 PER IL FLASH MOB Grande partecipazione a Caorle all??evento che ha coinvolto moltissimi turisti e curiosi: piu`di 1000 persone si sono date appuntamento ieri 8 agosto alla spiaggia del Faro per realizzare una vera e propria coreografia umana a formare la scritta WE LOVE CAORLE. Dopo Londra, Parigi, New York, il flash mob e` arrivato a Caorle: la foto aerea (in allegato) ha immortalato l??originale iniziativa.Cordiali saluti,Nelly MarsuraIDEEUROPEEinfo@ideeuropee.comtel 0422.308627m. 340.6823498 - La scritta ®We love Caorle¯ con i corpi di mille turisti
WE LOVE CAORLE. PI?? DI 1000 PER IL FLASH MOB Grande partecipazione a Caorle all??evento che ha coinvolto moltissimi turisti e curiosi: piu`di 1000 persone si sono date appuntamento ieri 8 agosto alla spiaggia del Faro per realizzare una vera e propria coreografia umana a formare la scritta WE LOVE CAORLE. Dopo Londra, Parigi, New York, il flash mob e` arrivato a Caorle: la foto aerea (in allegato) ha immortalato l??originale iniziativa.Cordiali saluti,Nelly MarsuraIDEEUROPEEinfo@ideeuropee.comtel 0422.308627m. 340.6823498 - La scritta ®We love Caorle¯ con i corpi di mille turisti



Le mani della camorra su Caorle: il sindaco Luciano Striuli non è indagato a Venezia, ma rischia di diventarlo a Trieste. Infatti alla Procura triestina sono arrivati gli atti, relativi ai contatti tra il boss dei casalesi Luciano Donadio e l’ex carabiniere e ora imprenditore del gioco Claudio Casella. Quest’ultimo ha chiesto a Donadio di far eleggere Striuli e Giuseppe Boatto. Elezione che puntuale è arrivata per entrambi. Dovrà indagare Trieste, perché dopo la riorganizzazione degli uffici giudiziari a Nordest, il Portogruarese e quindi anche Caorle, sono finiti sotto la giurisdizione del Tribunale di Pordenone e della Corte d’Appello di Trieste. Nel capoluogo giuliano, quindi, ha sede anche la Procura Antimafia che copre lo stesso territorio della Corte d’Appello. Ed è questa Dda a indagare su eventuali infiltrazioni mafiose a Caorle. Difficile pensare che non sia aperta un’inchiesta, magari già esiste un fascicolo, dopo l’invio degli atti relativi alle circostanze emerse dall’inchiesta sulla camorra a Eraclea.

Intercettazioni

Le richieste di Claudio Casella di far votare Striuli e Boatto, gli inquirenti che le ascoltano durante delle intercettazioni. L’imprenditore chiede al boss Donadio di portare voti a favore dei due rappresentanti della lista di destra. Si mettono d’accordo perché Donadio convinca dei dipendenti di società che lavorano per lui di votare i due nomi. Il tutto è registrato e si può pensare a nuovi sviluppi futuri del caso delle mafie sul litorale .

Villaggio termale

A Caorle la possibile realizzazione di un impianto termale inizia a far parlare di camorra. Siamo nel 2016. I deputati del Pd Alessandro Naccarato, Michele Mognato, Andrea Martella e Sara Moretto, infatti, presentano un’ interrogazione al ministro dell’Interno, chiedendo spiegazioni sull’intervento denominato “Villaggio Le Terme di Caorle”, promosso dalla Caorle Investimenti Srl, amministrata da Claudio Casella, Claudio Casella, immobiliarista e imprenditore nel settore del gioco online, che, ricordano i parlamentari del Pd «riguarda la realizzazione di una struttura di notevoli dimensioni e prevede un consistente aumento della cubatura edificabile in una zona del comune da 60.000 a 241.000 metri cubi». I parlamentari del Pd temono che dietro all’operazione ci sia un investimento della camorra. La vicenda si trascina per diverso tempo, fra auto bruciate a consiglieri di opposizione in Comune, quando questi sollevano la questione, e lettere anonime con accuse ad amministratori vari. Contemporaneamente, gli investigatori della Polizia e della Guardia di finanza che si occupano di Eraclea registrano le intercettazioni sulle richieste di Claudio Casella a favore di Luciano Striuli che, fino a prova contraria, può essere stato all’oscuro dell’intervento dell’imprenditore. Ma perché Casella vuole fare eleggere Striuli e Giuseppe Boatto? Forse per essere agevolato nella realizzazione del villaggio termale? E in cambio cosa viene promesso a Donadio? Magari quest’ultimo, imprenditore pure lui, potrebbe investire del denaro da ripulire e proveniente da traffici illeciti come usura, estorsioni, spaccio e sfruttamento della prostituzione. Quesiti che dovranno trovare una risposta grazie al lavoro della Dda di Trieste.

Donadio e Teso

Luciano Donadio, del resto, con la politica locale va a braccetto, Eraclea insegna. Non solo porta voti al sindaco Mirco Mestre che per questo “voto di scambio” viene arrestato, ma dalle indagini emerge che corre in aiuto pure di Graziano Teso. Gli inquirenti accusano Teso di aver contribuito, anche se non ne faceva parte “al rafforzamento e alla realizzazione degli obiettivi dell’associazione mafiosa di Donadio”. Secondo l’accusa Teso riceve da Donadio tramite Graziano Poles 10 mila euro, come finanziamento della campagna elettorale. Ma non solo. Infatti Teso dice a Poles di chiedere a Donadio di farlo votare ai suoi. Teso viene eletto sindaco con soli 266 voti di scarto rispetto al concorrente. Scrivono i pm nell’avviso di conclusione indagini: “A fronte del sostegno elettorale ed economico garantiti dal Donadio e dal Poles, il Teso si impegnava ad adottare, una volta eletto, specifiche iniziative amministrative tese a soddisfare gli interessi della consorteria”. —



Riproduzione riservata © La Nuova Venezia