Striscioni e trombette contro le navi a Venezia

VENEZIA. «Big ship you kill me». Un megastriscione in inglese srotolato dal Forte di Sant’Andrea ha accolto con fumogeni e trombette l’uscita dalla laguna di cinque meganavi da crociera. Manifestazione estemporanea del Comitato «No Grandi Navi», che ha deciso di riprendere la sua battaglia contro il traffico delle supernavi da crociera in laguna.
Decine di aderenti al comitati (No Grandi Navi, Ambiente Venezia, Laguna Bene comune) hanno manifestato per ore dal Forte in bocca di Lido, un tempo baluardo difensivo della Serenissima contro gli invasori, oggi bene militare che dovrebbe presto passare al Comune. Sono state cinque le navi ormeggiate in Marittima uscite in mare sabato pomeriggio tra le 15.30 e le 19.30: Silver Spirit, Splendor of the sea, Msc Divina, Ventura, Norwegian Jade. Ieri altrettante hanno iniziato la crociera di una settimana partendo dalla Marittima e attraversando in uscita il canale della Giudecca e il Bacino San Marco.
«Traffico insostenibile», dicono i comitati. Che hanno deciso di alzare il tiro. Nei prossimi giorni metteranno a punto la «campagna di autunno», per chiedere uno stop a un traffico che giudicano sempre più invasivo e pericoloso per la salute dei veneziani e l’equilibrio ambientale della laguna. Un rapporto con le quantità di zolfo che esce dai camini e cade sopra la città è stato inviato alla Procura. Una pressione anche internazionale che aumenta. Tanto che gli amministratori delegati delle due maggiori compagnie di crociera, Msc e Costa, hanno offerto al sindaco Orsoni la disponibilità a non passare più per la laguna. «Le crociere possono rimanere a Venezia lo stesso», hanno detto, annunciando anche l’intenzionme di utilizzare carburanti «puliti».
«L’unica soluzione alternativa praticabile in tempi brevi è Marghera», ribadisce il sindaco Orsoni, «certo non possiamo metterci a scavare canali». Opinione opposta quella del Porto e di Vtp, che punta sullo scavo del Sant’Angelo Contorta. Intanto le meganavi restano a San Marco. I passaggi aumentano, nonostante le proteste internazionali. Ieri pomeriggio anche il comitato «AltroLido» ha occupato per alcuni minuti lo spazio antistante il Casinò. Un «flash mob» e una perfomance umana per ribadire l’obbligo di rispettare il vberde, che molti progetti dell’isola tendono a sacrificare.
«Dopo il taglio di oltre cento alberi per fare il buco del PalaCinema», denuncia il portavoce Salvatore Lihard, «adesso vogliono tagliare altri 170 alberi di alto fusto, per fare le bonifiche e il garage sortterraneo all’Ospedale al Mare, e per il progetto del nuovo Gran Viale. Ci opporremo».
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








