Stretta sugli affitti brevi: Segre esulta, Abbav critica sulla scelta

Il regista promuove la proposta arrivata da Bruxelles: «Non sono un urbanista né un giurista, ma sul tema dell’abitare mi sono impegnato perché lo reputo fondamentale. L’unica regola non può essere il mercato»

Costanza Francesconi

Buone nuove da Bruxelles secondo il regista Andrea Segre, tra i principali promotori e volti pubblici della campagna nazionale Alta Tensione Abitativa. Il movimento è nato a Venezia nel 2021 a partire dal dibattito pubblico seguito alla proiezione del suo film Welcome Venice (2021), un’opera che racconta con anticipo la trasformazione e la crisi abitativa della laguna veneziana dovuta agli affitti brevi.

«Non sono un urbanista né un giurista, ma sul tema dell’abitare mi sono impegnato perché lo reputo fondamentale», chiarisce Segre. Nella definizione data dalla Commissione europea di «area soggetta a stress abitativo» rintraccia le coordinate della battaglia per il diritto alla casa condotta in laguna. «È interessante il fatto che l’assenza di accesso al diritto alla cassa sia codificato come stress, tensione, malattia», riflette il regista, «come una anomalia che non si possa risolvere spostando le persone altrove, ma gestendo la stortura. Se l’unica regola invece è il mercato, allora il mercato svuota, fa crescere i prezzi e lì dove sono astronomici semplicemente non c’è più spazio per chi quelle cifre non se le può permettere».

Andrea Segre
Andrea Segre

«Nelle indicazioni europee, invece», evidenzia Segre, «il diritto alla casa torna al centro, più importante dello sviluppo economico. Non va castrato ma deve tenere conto della residenzialità».

Mentre Bruxelles accelera, giace in Parlamento, a Roma, la proposta di legge di Alta tensione abitativa per porre un tetto alle locazioni brevi nei centri ad alta tensione abitativa.

«La direzione data dall’Ue rappresenta la vittoria di chi ha il coraggio di contestare che, se un motore economico porta sviluppo, allora va bene a prescindere dagli effetti che provoca sul diritto fondamentale alla casa». Segre traccia un parallelo: «Se negli anni Cinquanta un figlio trovava lavoro al petrolchimico, mamma e papà festeggiavano. Negli anni Settanta, prendevano atto che fosse andato a morire. Ecco», evidenzia, «noi siamo come negli anni Cinquanta rispetto al petrolchimico. Viviamo nella convinzione che il motore turismo non vada arrestato. Venezia, purtroppo laboratorio che affronta in anticipo il rovescio del fenomeno turistico, ha ora l’occasione di reagire in anticipo, di sperimentare un rapporto più sano con l’inquinamento turistico».

Ondina Giacomin (Abbav)
Ondina Giacomin (Abbav)

Diametralmente opposta la reazione della presidente dell’Abbav, Ondina Giacomin, che non trova ragione nelle novità predisposte da Bruxelles in materia di affitti brevi. Voce delle locazioni brevi, sbotta. «Riguardo la destinazione delle seconde case, la bozza del Affordable Housing Act ha un che di esproprio. Senza garanzie per i piccoli proprietari di immobili», sviluppa la sua lettura profondamente critica, «il risultato sarà solo che nessuno metterà più la propria casa in affitto, infoltendo il già imbarazzante patrimonio abitativo inutilizzato calcolato Veneto e Venezia. Chi cerca casa non la troverà neanche dopo questa norma. Se gli stati membri non fanno un Piano casa, sono punto e accapo».

Un altro punto contestato è il confine dato all’emergenza abitativa. «Se parliamo di emergenza abitativa, come dice la bozza europea, la questione è presto risolta: prima i Comuni e le Regioni mettano a disposizione le loro abitazioni chiuse. Quando le avranno finite allora, forse, potranno requisire le nostre. Come categoria, siamo nel mirino della caccia alle streghe. Praticamente l’Europa sta dicendo ai cittadini degli stati membri che nella loro proprietà privata non possono più fare quello che desiderano. Questa è anarchia. Alla prima occasione utile affronteremo la questione con gli assessori Michele Zuin, ai tributi, e Silvia Peruzzo Meggetto, allo sport.

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