La storia di Renato, lavapiatti a 78 anni per mantenere la famiglia
La testimonianza: «Rincaso di notte da Venezia a Mestre. Non ho più il fisico ma devo». L’appello di Tapu Art in via Premuda a Mestre, vicina all’amico pittore. Colletta della galleria d’arte

Renato Demarco fino a due mesi fa, a 78 anni, tutte le sere andava a fare il lavapiatti in un noto ristorante di Rialto. Da alcuni mesi, ha gettato la spugna. I dolori dell’età, alla schiena e alle gambe, con il rischio di cadere sui ponti, lo hanno fermato. Ma lui, a quasi ottantenne, ha bisogno di lavorare. La sua pensione non basta per affrontare le spese e sostenere anche l’assistenza necessaria al figlio cinquantenne in difficoltà.
E allora che succede? Che un gruppo di artisti, quelli della galleria Tapu Art di via Premuda, a Mestre, hanno lanciato una raccolta fondi. «Abbiamo bisogno di sostegno per aiutare un nostro socio, un artista formidabile, che all’età di ottant’anni e con le ginocchia e la schiena malridotti, è stato costretto ad andare tutte le notti a lavare piatti in un ristorante di Venezia. A costringerlo è una situazione familiare molto difficile, alla quale cerca di far fronte come può, senza mai lamentarsi».
Cosa vogliono fare i Tapu boys di Mestre? Raccogliere almeno 4 mila euro l’anno che possano aiutare l’amico e artista Renato a smettere di fare il lavapiatti e diventare il custode della galleria mestrina. Il nome d’arte di Renato è Darko. Con questo è conosciuto nel mondo degli estimatori dell’Art Brut, arte grezza in italiano. Il movimento artistico nasce dal lavoro del pittore francese Jean Dubuffet e indicare le produzioni artistiche di artisti non professionisti o pazienti psichiatrici che operano al di fuori degli schemi tradizionali dell’arte.
Renato, Darko, ha una moglie malata e un figlio che ha smesso di lavorare e ha bisogno di sostegno. Gli amici della galleria che l’hanno cercato per anni nei locali di Mestre dove organizzava piccole mostre, per poi ritrovarlo, sono convinti sia uno dei massimi esponenti cittadini dell’Art Brut. Lo hanno corteggiato, invitato alle loro riunioni. Ora Darko fa parte della squadra di artisti, un collettivo divergente che lavora sull’arte come forma di espressione di vite anche marginali ma che, esprimendosi, escono dalla solitudine e dagli stereotipi.
Fa specie che Darko debba lavorare per portare a casa i soldi, anche se anziano e in pensione. La speranza è che il forte legame che si è creato all’interno del gruppo di Tapu Art gli sia di supporto.
«Per anni, facendo il lavapiatti ho contribuito alle spese urgenti di famiglia, anche se vecchio. Ma adesso il mio fisico non ce la fa più. I soldi, però, sono necessari perché altrimenti è un disastro», ci racconta Darko, nel piccolo giardino della galleria di via Premuda. «La mia libertà è artistica ma non economica, purtroppo. Mia moglie è malata, mio figlio ha problemi e dipende da me. Io devo aiutarli ma adesso, a 78 anni suonati, non ce la faccio più. Lavoravo la sera, tornavo a casa in via Miranese all'una di notte. Tre volte sono caduto sui ponti al rientro dal lavoro».
Figlio di un gallerista d'arte veneziano, Darko ha studiato all'Istituto d'arte dove un professore lo ha avvicinato all'Art Brut. «Sono un animale», dice di se stesso. Ma se gli si chiede che animale si sente di essere, ecco che l'anziano Darko risponde più un cane che una fiera. «A 78 anni, potrei godermi la vecchiaia, dipingere. Ma non posso. A casa, da mesi abbiamo spento la caldaia per non spendere di bollette, che aumentano sempre di più. Per fortuna, ho incontrato questi amici artisti che vogliono darmi una mano».
Senza un aiuto, il pittore dovrà rimboccarsi le maniche e tornare a fare il lavapiatti. La raccolta fondi imbastita dagli amici serve a raccogliere soldi per farlo diventare il guardiano della galleria di Mestre. Sono previsti vari livelli di donazioni, ed è possibile anche acquistare anche opere dell'artista, collegandosi al sito https://www.ideaginger.it/progetti/aiutaci-a-liberare-pino-darko.html.
Finora la somma raggiunta supera i 2.800 euro. Donazioni anche durante l’inaugurazione della mostra di Giorgio Nardelotto, altro componente del gruppo di Tapu Singolare. Studenti animalizzati, cowboy, vampiri, dinosauri e tanti altri personaggi bizzarri, dipinti da Giorgio sono i protagonisti dell’esposizione. Il titolo è “Dumbo” che, oltre a richiamare il famoso elefantino bullizzato della Disney, è un termine composto dalle parole inglesi Dumb+ Jumbo, letteralmente “Grande Stpido” (stupidone). Ma nella mostra del silenzioso Giorgio, di stupido c’è davvero poco.
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