Il caso della chiesa incompiuta a Carpenedo, l’altare arriva dopo mezzo secolo
Dedicazione solenne per la chiesa di San Pietro Orseolo a cinquant’anni dall’apertura. Finora era senza altare e senza arredi definitivi. La cerimonia con il patriarca Moraglia

La chiesa parrocchiale di San Pietro Orseolo, a Carpenedo, ha cinquanta anni. Ma restava un’incompiuta, senza l’altare e gli arredi definitivi, tanto che non era stata ancora compiuta la dedicazione solenne. Fino a domenica 10 maggio, con una liturgia suggestiva e ampia durante la quale il patriarca Francesco Moraglia ha compiuto il rito della dedicazione della chiesa e dell’altare. Era un impegno preso durante la visita pastorale, con il parroco don Corrado Cannizzaro e la comunità.
Per l’occasione, oltre ad una partecipazione straordinaria di fedeli, c’era anche l’anziano primo parroco della comunità, don Rinaldo Gusso.
«Consacrare una chiesa – ha detto Moraglia - è tutt’altro che inaugurare un edificio. Oggi noi consacriamo la chiesa parrocchiale che è intitolata a San Pietro Orseolo, doge e monaco. La dedicazione di un edificio a Dio vuol dire "separarlo” dalle realtà profane e destinarlo solo a Dio, al suo popolo e alla preghiera. In un mondo segnato sempre più dal disincanto e dove tutto è funzionale, l’edificio-chiesa si pone come oasi "sacrale", luogo idoneo per l’incontro con Dio e il suo mistero. In questo luogo – ha proseguito rivolgendosi ai fedeli – imparate a fare delle vostre vite una "costruzione santa". Attingerete la forza per essere costruttori di unità e santità. Che la comunità diventi un faro, un luogo ove la Gerusalemme celeste scende sulla terra, dove Dio nutre il suo popolo e dove noi, pietre vive, eleviamo la nostra lode in quello che è il vero tempio, Cristo stesso».
«Cari fratelli e sorelle – ha proseguito il patriarca Moraglia – cogliamo l’occasione per rinvigorire la nostra fede e le nostre conoscenze liturgiche e - grazie a tale indimenticabile giornata - interroghiamoci sul modo in cui “partecipiamo” alla liturgia e in cui viviamo la Domenica, giorno del Signore. Restituiamo alle parole il loro significato ed impariamo a comprendere il senso dei simboli che troviamo nella nostra chiesa. E così, attraverso la porta e l'acqua del fonte battesimale, arriveremo all'altare illuminati dalla sua luce e sempre più comprendendone il senso. La liturgia - ha concluso il patriarca - diventerà, così, esperienza totale e totalizzante e ogni gesto compiuto in maniera consapevole – ossia pensato, ben fatto e autentico - ci renderà popolo di Dio orante, capace di una fede che sa sperare e sa amare Dio e, in Dio, i fratelli».
Le celebrazioni per la dedicazione erano cominciate già la sera di venerdì con una veglia di preghiera durante la quale erano stati mostrati i nuovi arredi liturgici – altare, battistero, amboni e tabernacolo – poi opportunamente coperti perché potessero essere svelati ufficialmente. Ultimo appuntamento dell’occasione, lunedì sera 11 maggio, con la messa di ringraziamento che sarà celebrata in parrocchia alle 19.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








