Stop spazi pubblici gratis a Venezia, la rabbia delle associazioni contro il Comune

VENEZIA. Niente più spazi pubblici gratis per le associazioni culturali e di volontariato cittadine che presentavano progetti e proposte di iniziative alla Municipalità o allo stesso Comune. Tutti devono pagare anche per spazi pubblici come la Casa del Cinema, la Scoletta dei Calegheri o la stessa Sala San Leonardo. Una situazione già denunciata dalla Municipalità veneziana con il suo presidente Giovanni Andrea Martini ma che ora ha spinto una serie di associazioni cittadine (tra di esse P.E.R. Venezia Consapevole, Associazione Resistenze, Uaar Circolo di Venezia, VeneziaCambia, Nuova Icona associazione culturale per le arti, Cinema senza diritti, Comitato Rialto Novo, Associazione Coro Marmolada, Associazione Altra Europa-Laboratorio Venezia, Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera), cittadini e la stessa Municipalità a stilare una lettera aperta per denunciare la situazione.

«Con le nuove direttive imposte dalla giunta Brugnaro, l’uso degli spazi pubblici comunali adibiti ad attività culturali (sale cinematografiche – Giorgione, Rossini, Astra e Pasinetti, – Centro culturale Candiani, Centro culturale Zitelle), si legge nella lettera, sarà possibile solo a pagamento. Se può essere in molti casi giusto che le imprese private che vogliano usufruire degli spazi comunali siano tenute a pagare al Comune, ovvero alla comunità, la cifra stabilita in base ai prezzi di mercato, non è assolutamente ammissibile che le associazioni le quali organizzano iniziative senza scopo di lucro, semplicemente rivolte al dibattito e alla crescita culturale di tutta la cittadinanza, siano trattate alla stessa stregua.

Gli spazi pubblici appartengono ai cittadini. I Comuni possiedono cinema, teatri, sale conferenze e biblioteche per sollecitare e incrementare le attività formative e culturali, come asserisce anche la costituzione, e non per incassare denaro dai cittadini che ne sono i reali proprietari. Tante associazioni, per anni, in collaborazione con l’amministrazione comunale, hanno organizzato incontri, rassegne cinematografiche, spettacoli, dibattiti, conferenze, mostre, rendendo la vita culturale di Venezia e Mestre ricca, vivace e variegata. Ora a queste associazioni si chiede di pagare cifre che vanno dai 100 ai 700 euro a incontro, impedendo loro di fatto qualsiasi iniziativa. Per fare un esempio, chi volesse proporre la visione di un film a Venezia dovrà pagare 400 euro (più Iva, più Siae) per usufruire di una sala da 50 posti. Proposte culturali pensate per la città e sviluppate dal basso quale risultato del lavoro associativo del cittadini vengono dunque tariffate come se fossero eventi privati, a meno di non entrare nelle grazie dei dirigenti comunali che a loro arbitrio possono concedere le sale a quelle iniziative che ritengono consone “in base alle linee programmatiche e alle proprie (del Comune) finalità”. Si palesa il rischio di censura culturale e politica, in disprezzo dei principi di pluralità sociale e di democrazia amministrativa. Pertanto invitiamo tutti i cittadini a protestare». «Spazi come Cz95 alle Zitelle o Palazzo da Mula a Murano restano desolatamente chiusi», osserva Martini.
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