Stop all’uso selvaggio degli spazi in città In arrivo nuove regole

Il «Palazzo Enciclopedico» ha bisogno di spazi e depandance. Si avvicina il giorno dell’inaugurazione della Mostra di Arti visive della Biennale. E si moltiplicano i contratti di affitto per i tre mesi della mostra e degli «Eventi collaterali». Non solo i Giardini e l’Arsenale. Ma palazzi, case private, ex conventi, chiese sconsacrate. Anche il Comune partecipa, mettendo a disposizione il palasport dell’Arsenale e l’ex convento San Cosma e Damiano alla Giudecca. Due provvedimenti di cui la giunta ha discusso a lungo ieri mattina. «Occorrono regole precise», ha detto il sindaco Giorgio Orsoni. Si studia una sorta di «protocollo» che possa essere applicato nel caso in cui spazi pubblici comunali vengano messi a disposizione della Biennale. «Occupazione» positiva, perché per mesi la città è invasa da un turismo giovane e di qualità, artisti e appassionati d’arte. Ma c’è un limite che non può essere superato. Il palasport dell’Arsenale sarà destinato alle Partecipazioni nazionali della Biennale. «Ma è un periodo in cui non c’erano attività, le scuole sono chiuse, e così guadagniamo qualche soldo», dice l’assessore allo Sport Andrea Ferrazzi. Ieri in giunta anche la delibera che assegna alla Repubblica Ceca i preziosi spazi del convento di San Cosma e Damiano alla Giudecca. «Mi pare un ottimo modo di utilizzare spazi del genere», dice l’assessora alla Cultura Tiziana Agostini. Il Comune guadagnerà 32 mila euro, e anche alla Giudecca sbarcherà l’arte della Biennale. Oltre alla grande Esposizione nei Padiglioni dei Giardini e dentro le Corderie dell’Arsenale, la Biennale conterà su decine di spazi, palazzi e case private della città storica. In tutto saranno 88 i Paesi partecipanti, 47 gli «Eventi collaterali», autorizzati dal direttore artistico e collegati alla Biennale.
Il «Palazzo enciclopedico», titolo ispirato all’idea di un artista italo-americano, Marino Auriti, che nel 1955 aveva progettato di racchiudere in un edificio il museo universale della conoscenza dell’umanità. Luogo ideale per tentare di applicare oggi quell’intuizione è la grande «Esposizione diffusa» della Biennale nella città storica. Luoghi monumentali recuperati, ma anche palazzi chiusi al pubblico che riacquistano vita e visitatori grazie alle esposizioni d’arte. Tra gli eventi collaterali ve ne sono di ospitati ai cantieri navali di Castello, alle Zitelle e alla chiesa di Sant’Antonin, palazzo Falier e biblioteca marciana. Ma anche la Torre di Porta Nuova all’Arsenale, palazzo Mora a San Felice, palazzo Marcello, Santa Maria Ausiliatrice. Alla lista adesso si aggiunge anche il convento di San Cosma e Damiano. L’ex convento che il Comune ha avuto in concessione dal Demano con la Legge Speciale, restaurato e oggi affidato all’assessorato alla Cultura. Dentro, seminari, concerti, mostre e laboratori. E adesso la Biennale. «Riteniamo che sia giusto mettere a disposizione della Biennale certi spazi, anche se con regole ben precise», dice Agostini, «e soprattutto per fare da calmiere. Alcuni privati affittano i loro spazi a cifre alte. Il giudizio sulla qualità delle opere esposte non spetta a noi. Ma dobbiamo dare a tutti la possibilità di esporre opere d’arte in città».
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