Stangata la banda dei rom: pene fino a 6 anni per gli 85 colpi commessi

Condannati cinque uomini e tre donne imputati a vario titolo di furti e ricettazioni nelle province di Venezia Padova, Rovigo e Verona
Judge holding gavel, close-up
Judge holding gavel, close-up

VENEZIA. Furti declinati in ogni variante: spaccando i finestrini delle auto - soprattutto quelle posteggiate nei parcheggi dei cimiteri - o borseggiando il malcapitato di turno. Una famiglia-banda ben organizzata: chi progettava, chi entrava in azione, chi ricettava, chi riceveva anche il reddito di cittadinanza (sospeso dopo l’arresto). Cinque uomini e tre donne accusati di aver messo a segno 85 reati - tra furti e ricettazioni - tra il 2018 e il 2019, quando sono scattati gli arresti.

Una vera e propria associazione per delinquere che operava tra Venezia, Padova, Verona e Rovigo: questa l’accusa mossa dal pubblico ministero Giorgio Gava, sulla base delle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Mestre.

Ieri, la giudice per le udienze preliminari Barbara Lancieri ha messo il primo “punto”, decretando pene fino a 6 anni di reclusione. La condanna più pesante per Patrik Hodorovich, 28 anni, residente a Cavarzere: troppi precedenti per lui e un processo con rito abbreviato (che pure gli ha permesso di usufruire di uno sconto di pena).

Per gli altri imputati, i difensori - gli avvocati Alessandro Compagno, Danilo Taschin, Stefania Pattarello, Pasquale Crea - hanno inveceraggiunto un’intesa sulla pena con il pm. Hanno così patteggiato 3 anni Hicham Benaicha (45enne residente a Noventa Padovana, considerato il ricettatore della banda, colui che piazzava la merce rubata); 4 anni e 6 mesi per Bruna Hodorovich, ritenuta a capo della famiglia; due anni per il marito Diego Fulle; 4 anni e 10 mesi per il fratello Gesovel Fulle, che abitava con loro; 3 anni per il veneziano 24 enne Emanuel Levacovic; due anni per la sorella Saina e un anno e 10 mesi (pena sospesa) per la 23enne Sara De Bianchi, residente a Favaro. Furti di tutti i tipi, fino a sei al giorno, spostandosi sul territorio. La borsa rubata a una signora, che l’aveva appoggiata a terra mentre arrampicata su una scala sistemava i fiori in una tomba al cimitero di Gaggio; soldi, cellulari, bancomat portati via rompendo i finestrini delle auto a Marcon come a Este; una coppia derubata mentre faceva benzina all’auto a Monselice. Poi le auto depredate nei parcheggi dei supermercati, a Favaro come a nel Polesine: danaro, occhiali e tante tessere precaricate e bancomat (dei quali troppi segnano il Pin in un foglietto nel portafoglio) con i quali far spese e prelievi un mezza regione. Poi borse firmate, computer, navigatori satellitari, un telaio di bicicletta.

Originaria di Piove di Sacco, la famiglia sinti abitava da qualche tempo in un’abitazione Ater di Cavarzere.

Le indagini erano iniziate in seguito alla denuncia presentata dalla compagna di uno degli indagati, stanca di essere picchiata dai parenti per essere costretta a rubare. Arrestato anche un minore. —



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