Spesa ecosostenibile nel carrello «Facile, grazie alla nostra app»

il progetto
Avete mai pensato a quanto inquina un prodotto alimentare appena acquistato? E quanto ne soffre il pianeta perché dalla produzione arrivi sulla tavola?
Due giovani di Mirano – Edoardo Danieli, 32 anni, e Andrea Longo (30) – ci hanno pensato eccome. E si sono inventati una società e un’applicazione che in tempo reale dà queste notizie. Come? Basta avere un telefonino. Per adesso il servizio, gratuito, è attivo solo nel Regno Unito ma entro fine anno sbarcherà in Italia.
L’obiettivo dei due è allargarsi al mercato europeo, con le idee ben chiare su cosa fare. Entrambi laureati alla Bocconi di Milano, si sono conosciuti all’università e da lì hanno iniziato a “fantasticare” su cosa realizzare nella vita.
«Eravamo coinquilini» spiega il 30enne Longo «e dopo altre esperienze lavorative, a fine 2019 è nato questo progetto. Nell’agosto dello scorso anno, avvalendoci di E-Ambiente Group come appoggio scientifico, abbiamo fondato la società Setai. Ci siamo concentrati sugli alimenti e la sostenibilità, perché vogliamo aiutare i consumatori a fare le migliori scelte per il proprio benessere e per quello del nostro pianeta». Dall’1 marzo scorso, l’applicazione è scaricabile nel Regno Unito e la scelta non è stata casuale. «In questo momento» continua Longo «lì c’è una maggiore sensibilità al tema, mentre in Italia si pensa più alla qualità del cibo. Come inizio siamo soddisfatti, perché già un migliaio di persone l’hanno scaricata e la crescita è costante, anche perché siamo i primi a portare avanti un progetto simile. Per fine 2021 lo lanceremo pure nel nostro Paese».
In pratica, già con la merce nel carrello si può sapere cosa si sta facendo per l’ambiente e verificare l’andamento delle proprie abitudini d’acquisto. E allora facciamoci spiegare come funziona Setai, che ha tutta l’aria di essere una delle novità del mercato sensibile al rispetto ecologico. «Il procedimento è semplice» spiega Longo «perché basta scannerizzare il codice a barre del prodotto scelto in negozio o al supermercato e si scopriranno salubrità, quanto fa bene o meno alla salute, valori nutrizionali, se biologico e così via. Non solo, perchè si potranno conoscere quant’è sostenibile e le emissioni di anidride carbonica accumulate nell’intero ciclo di vita, dal campo alla forchetta, come diciamo noi».
E le sorprese non mancano. «Cento grammi di mandorle in sacchetto» riferisce Longo «producono tanta anidride carbonica quanto una lampadina a led lasciata accesa per 8,3 giorni, oppure una macchina diesel guidata per 2,3 chilometri. La produzione di un bicchiere di latte vaccino, tipo 200 millilitri, determina un’emissione di circa tre volte superiore a quella del latte di origine vegetale come la soia, il riso, la mandorla. Per produrre un chilo di carne di manzo servono 15.400 litri di acqua e una bistecca di bovino da 250 grammi, genera circa 3,4 chili di anidride carbonica. In pratica, l’equivalente di un’auto di grossa cilindrata che percorre 16 chilometri».
Poi Longo fornisce altri esempi. «La produzione di cibo» continua il giovane «genera il 30 per cento delle emissioni in atmosfera prodotte dall’uomo. Nessun’altra attività umana comporta un simile impatto. Ad esempio, l’intero settore dei trasporti, compresi merci e persone, è responsabile del 13,5 per cento». In pratica, è possibile notare la differenza di sostenibilità pure tra case concorrenti: tipi di pasta oppure bottiglie di vino, acqua, tanto per citarne alcuni, oppure altri generi alimentari. Il progetto sta attirando l’attenzione pure di gruppi legati alla grande distribuzione, proprio per aumentare la sensibilità del cliente.
«Non posso fare nomi perché ci stiamo lavorando» spiega lo stesso Longo «ma ci sono delle aziende che ci hanno chiesto la possibilità di mettere questi dati direttamente nella confezione e nell’imballaggio».
Quando si parte con un progetto simile non si deve mai stare fermi, così Danieli e Longo stanno già pensando a come migliorare l’applicazione. «Intanto si potranno vedere i consumi mensili di ciascuna persona in base agli acquisti fatti» prosegue Longo «e vorremmo poter dare la possibilità al cliente d’investire un euro per poter piantare uno o più alberi. Non solo, ci piacerebbe suggerire le “migliori” scelte d’acquisto per preservare la terra e garantiscano il minor impatto ambientale possibile. Dunque si saprà subito se il prodotto sarà sostenibile. Vorremmo allargarci anche al resto d’Europa e non escludo si possa fare pure per altri settori, non solo l’alimentare».
Ma l’idea può diventare una svolta per ridurre le emissioni e prendere coscienza di quanto facciamo a tavola. —
Alessandro Ragazzo
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