Sindacalista accusata di furto «Il licenziamento è corretto»

Prima licenziata per avere rubato soldi dalle casse del Casinò, poi il Giudice del Lavoro la fa riassumere e ora, in appello, un altro giudice del lavoro stabilisce che il licenziamento, per giusta causa, era corretto. Lei è Rosanna Zanon, sindacalista, prima con la Cgil e poi con Siam, una sigla da lei fondata. Nel 2019, quando viene licenziata le segnalazioni che allungava le mani nelle casse erano arrivate la prima volta dagli stessi suoi colleghi ispettori. Poi a inchiodarla sono stati i video delle telecamere di sorveglianza, che l’hanno ripresa mentre si infilava le banconote all’interno del reggiseno.
La donna avrebbe approfittato del fatto che i clienti, quando vanno in cassa dopo aver vinto alle slot per avere i soldi in contanti, spesso lasciano una mancia, che dovrebbe finire in una cassa separata rispetto a quella «ufficiale». Mentre quest’ultima è «blindata», l’altra è per sua natura aperta e dal contenuto incerto. È proprio da lì che, secondo le contestazioni, i soldi sarebbero finiti all’interno della sua biancheria intima. L’azienda, sulla base delle segnalazioni ricevute, avrebbe seguito per un po’ la dipendente con le telecamere e a inizio ottobre 2019, quando si è presentata al lavoro come al solito, è stata convocata in direzione, dove le sono state fatte vedere le immagini. Da lì è poi partito il procedimento disciplinare che si è concluso con il licenziamento della dipendente.
Lei a quel punto ha ricorso al Giudice del Lavoro che a novembre 2020, ha stabilito l’illegittimità del licenziamento di Rosanna Zanon, ordinando alla Casinò di Venezia Gioco Spa di reintegrarla nel posto di lavoro, risarcendo il danno con 12 mensilità e versandole i contributi assistenziali e previdenziali. Alla Zanon era contestato di aver trattenuto 50 euro che «non risultavano manco nella contabilità». La sentenza ricalcava altre precedenti che avevano dichiarato illegittimo l’utilizzo della videosorveglianza come prova contro i dipendenti»l. Quelle telecamere servivano per il controllo delle sale, non del personale. Ma il Casinò decise di presentare ricorso. Soprattutto per un fatto di principio.
E ora arriva la sentenza di secondo grado che conferma la legittimità del licenziamento. —
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