Si era allontanata da casa senza avvisarlo Prima la lite, poi la mattanza con tre armi

Moses ha infierito sul corpo della moglie con coltello da cucina, punteruolo e cacciavite. È accusato di omicidio pluriaggravato 
DE POLO - TOMMASELLA - CONCORDIA - OSAGIE VIKTORIA LA VITTIMA DELL'OMICIDIO
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/ concordia

Delitto di Concordia, ieri Moses Osagie, 41 anni, che sabato sera ha ucciso la moglie Victoria Osagie di 34 anni, è stato interrogato dal Gip per la convalida dell’arresto. Ha ammesso di aver colpito la moglie, ma per difendersi dopo che lei lo aveva minacciato con un coltello. Una versione che non regge.

INTERROGATORIO

Ieri mattina l’uomo è stato interrogato dal gip Rodolfo Piccin. L’omicida che era assistito dal suo legale, l’avvocato Sergio Gerin, ha confermato quanto già raccontato al pm Carmelo Barbaro, poco dopo l’arresto. Una storia che però non sta in piedi soprattutto quando dice che ha ferito la moglie mentre cercava di disarmarla del coltello con cui lei lo minacciava.

Moses ha raccontato che lei lo tradiva con altri uomini (ma la Procura esclude che ci siano riscontri a questa sua certezza, anzi risulterebbe che lui avesse una storia con un’altra donna) e per questo sarebbe scoppiato il litigio. Si era arrabbiato perché lei si era allontanata di casa senza avvisarlo.

Lei una volta tornata a casa si è messa in pigiama ed erano in camera da letto quando scoppia il litigio. Questo racconta sempre l’uomo.

Lui le chiede di mostrargli il cellulare, lei dice di no. Iniziano a litigare: prima la donna gli avrebbe lanciato contro una bottiglia, poi sarebbe tornata in camera da letto armata di coltello da cucina per minacciarlo.

Moses ha sostenuto davanti al Gip che nel tentativo di disarmarla l’ha ferita accidentalmente.

Poi non ricorda più con esattezza cosa sia successo. Spiega che lei sarebbe corsa fuori dall’abitazione e lui l’avrebbe raggiunta e riportata nella camera da letto dove lei è caduta a terra.

Non è certo di averla colpita quando era a terra ma dice di avere usato solo il coltello che aveva tolto alla moglie. Ha detto al giudice che lui stesso avrebbe chiesto a qualcuno di chiamare l’ambulanza. Ma non ricorda a chi ha chiesto questo.

CONVALIDA

Il gip Rodolfo Piccin ha convalidato l’arresto in carcere del nigeriano con l’accusa di omicidio pluriaggravato. Tre le circostanze ritenute aggravanti: futili motivi (gelosia), grado di parentela (moglie) l’aver fatto assistere all’omicidio i figli minori.

LA RICOSTRUZIONE

Quanto ricostruiscono carabinieri di Portogruaro e medico legale è ben diverso dal racconto fatto dall’omicida al gip. Quella degli investigatori è la ricostruzione di una mattanza. Moses Osagie ha infierito con almeno 12 coltellate sulla moglie usando un coltello da cucina, un punteruolo e un cacciavite. Colpi che hanno raggiunto la donna al collo, al torace, all’addome, alla schiena ad un fianco e sulle spalle. Ai primi soccorritori la scena della carneficina mette i brividi. C’è sangue ovunque: sulle pareti bianche e sulla rampa di scale che conduce all’esterno, ci sono vistose chiazze anche sulla recinzione dell’abitazione, sul pavimento, in salotto e in camera da letto.

Victoria quando viene soccorsa è in un lago di sangue. Il medico legale Antonello Cirnelli conta 12 ferite, almeno tre o quattro mortali. Quelle inferte dal coltello si connotano per la rotazione della lama sul suo asse principale. Una ferocia inaudita. Trovate tutte e tre le armi del delitto. È stato il bambino più grande a indicare ai carabinieri dove il padre ha deposto nel cassetto, dopo averlo lavato, il coltello usato per uccidere la madre.

I TESTIMONI

Con la coppia conviveva il connazionale Jacob Kinsley. Sabato sera, nella casa di via Pellico c’è anche Jacob Airen, ospite di Kinsley per guardare la televisione. Airen ha cercato di disarmare Moses ed è rimasto ferito alla mano, mentre Kinsley ha cercato di proteggere Victoria, ma Moses lo ha spintonato via. Airen ha raccontato ai carabinieri di aver visto Moses afferrare la moglie con la mano sinistra per la maglia del pigiama mentre con la destra la colpiva ripetutamente con pugni alla testa e al viso. In quel momento Victoria ha detto al figlio più grande di chiamare anche Kinsley. Airen ha spiegato che da solo non ce la faceva a fermare Moses, molto più grosso di lui. I due sono riusciti a immobilizzare Moses dando a Victoria il tempo di scappare. La donna è scesa in strada tamponandosi il sangue che usciva da una ferita alla spalla. Chiedeva aiuto. Poi però è stata raggiunta dal marito che l’ha trascinata in casa dove ha finito la mattanza. Kinsley, presa in braccio la più piccola dei tre figli, ha poi portato in salvo i piccoli. Un vicino di casa li ha aiutati a scappare, dando loro indicazioni sulla via di fuga.

AUTOPSIA

Il pm Carmelo Barbaro non ha ancora fissato una data per l’autopsia; attende la nomina del curatore speciale per i figli minori. —

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