Tentò di sfregiare la sorella perché si vestiva all’occidentale: condannato a due anni

Il caso a Mira. L’uomo voleva a tutti i costi che la ragazza indossasse gli abiti tradizionali: l’aveva  insultata e aggredita con un coccio di vetro

Eugenio Pendolini
La Procura aveva chiesto una condanna di 4 anni e due mesi.
La Procura aveva chiesto una condanna di 4 anni e due mesi.

Voleva a tutti i costi che la sorella si vestisse con gli abiti tradizionali del paese di provenienza. Lei, però, quegli abiti non voleva metterseli né tanto meno voleva rinunciare alla sua libertà di vestirsi come le pareva e piaceva, anche con abiti occidentali.

Un atto di indipendenza che il fratello aveva preso alla stregua di un affronto, a cui era seguita la solita cascata di insulti. A quel punto, il fratello ha rotto un bicchiere e con i cocci ha cercato di sfregiarla, senza riuscirci solo perché la ragazza si era protetta con il braccio, rimediando qualche graffio e ferita guaribile in una settimana di prognosi. Quanto bastava, in ogni caso, per far scattare le manette.

Ieri la giudice per le udienze preliminari ha condannato a due anni e undici mesi un giovane, di origini marocchine, arrestato appena una settimana fa con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e per aver violato l’obbligo di avvicinamento già imposto in precedenza dall’autorità giudiziaria. Nei suoi confronti, la Procura aveva chiesto una condanna di 4 anni e due mesi.

Le liti in famiglia erano state un crescendo, con il giovane uomo sempre più aggressivo: dalle parole era passato poi all’aggressione fisica.

In realtà, per quel gesto di disprezzo tanto violento quanto illegale, la prima misura cautelare nei confronti del giovane - essendo incensurato - era stato appunto nel settembre scorso il divieto di avvicinarsi alla sorella, ai luoghi da lei frequentati e all’abitazione di famiglia, a Mira. Ordine che però l’uomo non aveva affatto rispettato. Anzi, si era presentato a casa della sorella, con atteggiamento violento anche nei confronti della madre, per pretendere ritirasse la querela.

Ma nel frattempo le due familiari avevano nuovamente deciso di avvisare le forze dell’ordine. Ora la nuova accusa di maltrattamenti in famiglia, che per altro rientra tra i reati da “Codice Rosso” per i quali non è prevista la possibilità di ritirare la denuncia. In questo caso, la madre non si è fatta intimorire, ha chiesto aiuto ai carabinieri e il figlio è stato arrestato.

Ieri, la chiusura del cerchio con il rito abbreviato (con sconto di pena di un terzo) che si è celebrato in tribunale davanti alla giudice Claudia Ardita che l’ha condannato a due anni e cinque mesi. Dal canto suo, la difesa con l’avvocato Fabrizio D’Avino, dopo aver spiegato in aula che il suo assistito si era pentito di quell’episodio e che non aveva inteso il divieto di avvicinarsi, ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello. 

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