Nel Veneziano c’è voglia di Friuli: «Ai Comuni di confine conviene»

Fondazione Think Tank promuove la secessione, sono undici i Comuni tentati dal passaggio. A Caorle è nato il comitato per il referendum. Giovedì 22 ottobre i sindaci ascoltati dalla commissione del consiglio regionale di Fvg

Rosario Padovano
Il segnale stradale che indica il confine regionale
Il segnale stradale che indica il confine regionale

La secessione conviene al Veneto orientale e conviene anche al Friuli Venezia Giulia che accoglierebbe un numero di comuni superiore alla decina. Sono queste le conclusioni dello studio commissionato dalla Fondazione Think Tank Nordest, presieduta dall’avvocato di Treviso Antonio Ferrarelli, i cui risultati sono illustrati giovedì 22 ottobre nell’audizione programmata a Trieste, dinanzi alla Quinta commissione regionale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.

La famosa audizione è attesa da almeno nove mesi, in cui i comuni friulanofoni del Veneto orientale, che sono sette, devono parlare con il presidente di commissione, Diego Bernardis, per studiare una soluzione, attraverso cui, i comuni del portogruarese si vedano annullare, da oggi in avanti, il gap con i comuni friulani.

Lo studio di Think Tank illustra, nei particolari, se conviene a questi comuni finire sotto la provincia di Pordenone o la provincia di Udine. A 7 comuni friulanofoni si sono aggiunti comuni in cui non si parla più il friulano da tempo, come Pramaggiore, Annone Veneto e San Stino. Partecipa anche il Comune trevigiano di Meduna all’audizione, l’unico che presenterà aspetti culturali legati alla secessione.

Nella lista in teoria il primo a dover intervenire è il comune di Cinto, che dopo il referendum valido del 2006 non è stato più accolto in Friuli come voleva la popolazione. Mancano i decreti attuativi e la Commissione Bilancio del Senato non ha una carta che dica quanto perde il Veneto con la rinuncia a Cinto, o quanto ci guadagni. Poi tocca, nell’ordine, a Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, San Michele al Tagliamento, Teglio Veneto, Annone Veneto, Caorle (che non ci sarà); Pramaggiore, San Stino di Livenza, Meduna e Fondazione Think Tank.

Va inteso che i comuni del Portogruarese non vogliono la secessione, ma vogliono essere trattati in maniera eguale ai comuni friulani confinanti: più welfare generale, per giovani coppie, anziani e altri; più soldi per le scuole e le infrastrutture e infine trattenere l’Iva.Il passaggio da una regione all’altra è solo l’extrema ratio, l’ultima delle percorribili qualora fallissero le altre.

La risposta del Veneto alla nuova moda secessionista, rispolverata dopo 20 anni grazie al ripristino delle province in Friuli sancita in primavera dal Parlamento, è stata piuttosto debole. Si è formato un tavolo permanente del Veneto orientale e sono stati promessi 200mila euro, da dividere però con tutti i comuni. Facendo le opportune divisioni il contributo per ciascun comune non coprirebbe nemmeno un’opera pubblica. Se il Veneto non rilascia contributi alle aree svantaggiate i rischi possono essere due: il depauperamento continuo di questi territori o, appunto, la secessione, il passaggio dal veneziano al pordenonese e all’udinese. Così come ha fatto Sappada, senza cui il Veneto ha perduto una delle più importanti stazioni sciistiche.

Negli ultimi 10 anni solo Pramaggiore ha incrementato il numero di residenti, gli altri hanno segno negativo. «Illustreremo il nostro rapporto alla commissione e la Commissione potrà valutare i vantaggi per l’una e per l’altra parte» anticipa l’avvocato Antonio Ferrarelli.

«La soluzione della secessione? Aspettiamo e vediamo, ma non è un’ipotesi lontana – afferma il sindaco di Gruaro Giacomo Gasparotto, che in merito ha commissionato un secondo studio, non ancora pronto – in 40 anni abbiamo vissuto da noi molte stagioni per reclamare la nostra insofferenza. Abbiamo appoggiato una provincia autonoma del Veneto orientale, da qui è stata formata l’unica Conferenza dei sindaci in Italia, nel 1993. Poi c’è stata la stagione referendaria, infine la risposta del Veneto negli anni dal 2010 al 2020. Quindi, tutto si è bloccato. La soluzione? È finanziare la Conferenza dei sindaci, favorendo progettualità e sviluppo da qui ai prossimi decenni. Rischiamo lo spopolamento».

Intanto martedì a Caorle è nato il comitato per il referendum per il passaggio dei Comuni del mandamento portogruarese in Friuli: presidente provvisorio l’imprenditore alberghiero Fabio Catto, con lui il collega Mirko Baradel e l’ex presidente dell’Azienda speciale Don Moschetta Simone Gusso.

 

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