Scuola Diedo a Venezia in vendita, primi spiragli: «Chiameremo il Papa»

L’intero sestiere ha partecipato alla mostra a Sant’Alvise per il salvataggio della scuola che da due mesi è in vendita a dieci milioni di euro. Il Patriarcato pronto a presentare ricorso alla Santa Sede

Maria Ducoli
L’inaugurazione della mostra a Ca’ Rapace
L’inaugurazione della mostra a Ca’ Rapace

Alle dieci e mezza del mattino, lungo la fondamenta della Misericordia, si sentono le grida dei bambini. È il momento della ricreazione alla scuola primaria Diedo. Il vociare dei suoi alunni racconta di un sestiere vivo e vivace, di una Venezia che non è solo calamite e luoghi instagrammabili, ma scuole, servizi, bambini che corrono e monopattini parcheggiati fuori dai portoni d’ingresso. Un racconto che i genitori della Diedo hanno affidato alle immagini e agli articoli di giornale che hanno composto la mostra allestita a Ca’ Rapace, a Sant’Alvise. Mostra che ha radunato tutto il sestiere, oltre che i candidati sindaci.

E se il destino della Diedo, in vendita da due mesi a dieci milioni di euro, è ancora appeso a un filo, si inizia a intravedere qualche spiraglio di luce. La scorsa settimana si è tenuta la prima udienza per l’intimazione di licenza per finita locazione e, sebbene ci vorrà circa un mese per arrivare a una prima risposta, l’avvocato che insieme a Valentina Valenti rappresenta i genitori, Jacopo Molina, fa sapere che «Le suore hanno contro di loro il non aver chiesto la licenza alla Diocesi, aspetto che sicuramente verrà tenuto in considerazione dal giudice al momento della sentenza». Aspetto su cui gli avvocati stanno facendo leva.

Intanto, anche il Patriarcato non accenna a retrocedere di un passo: «Abbiamo diffidato le suore dal vendere, e siamo pronti a fare ricorso alla Santa Sede», fa sapere Don Fabrizio Favaro, vicario per gli affari economici della Diocesi. Dopo la mobilitazione della città intera, non si esclude, dunque, che la questione della Diedo possa arrivare nientemeno che al Vaticano. Il tentativo di salvare la scuola di Cannaregio, dunque, non si ferma.

 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia