Scorzè, malore alla San Benedetto: muore operaio di 48 anni

Tragedia in azienda per Kazi Shakib, accasciatosi durante il turno di lavoro. Poche ore prima,  il decesso di un dipendente Veritas. La Cisl: «Ritmi estenuanti, stress e caldo non possono essere ignorati»

Maria Ducoli
La sede della San Benedetto di Scorzè dove è morto un operaio di 48 anni (foto Pòrcile)
La sede della San Benedetto di Scorzè dove è morto un operaio di 48 anni (foto Pòrcile)

Tragedia sul posto di lavoro, ieri martedì 9 giugno alla San Benedetto di Scorzé. Kazi Shakib, 48enne originario del Bangladesh, ha accusato un malore e si è accasciato a terra, sotto lo sguardo attonito dei suoi colleghi che, immediatamente, hanno chiamato i soccorsi.

Kazi Shakib
Kazi Shakib

Sul posto, oltre al Suem 118, sono arrivati anche i carabinieri e lo Spisal. Vani i tentativi di rianimazione: per il carrellista non c’era più nulla da fare e i sanitari hanno potuto solamente dichiarare il decesso.

A circa 70 chilometri di distanza, si consumava un’altra tragedia che ha coinvolto un altro operaio, stavolta di Veritas, Natale Simon. Il cinquantacinquenne aveva da poco smontato il suo turno come autista dei mezzi per la raccolta differenziata quando, arrivato a casa, è stato a sua volta colpito da un infarto. Anche in questo caso, nessun tentativo di soccorso ha potuto salvare l’uomo.

Natale Simon
Natale Simon

La Cisl: ritmi sempre più serrati

Per la Cisl, entrambe le morti sarebbero due facce della stessa medaglia: quella dei turni estenuanti e dei carichi di lavoro eccessivi.

«In momenti come questo – dice Gianluca Di Filippo – le parole sembrano vuote, ma non possiamo non richiamare tutti alla responsabilità e chi deve garantire la salute e sicurezza negli ambienti di lavoro. Oltre al dolore profondo, c'è una grandissima preoccupazione. Non vogliamo ignorare due malori improvvisi, sono un segnale che non possiamo e non vogliamo che si ignori. Ritmi sempre più serrati, lo stress quotidiano e l'inizio del grande caldo sono fattori che potrebbero pesare come macigni sulla salute di chi sta sul campo. Servono ulteriore e maggiore tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, informazione e formazione siano strumenti di cultura della sicurezza e per questo che chiediamo alla Società Veritas, alla Società San Benedetto e alla cooperativa Biesse un urgente incontro al fine di capire cosa è successo ed in quali contesti sono avvenuti i decessi. Controlli medici più frequenti e prevenzione medica per tutti i lavoratori, soprattutto per chi fa i lavori più pesanti e stressanti. Una tregua sui ritmi di lavoro: la salute delle persone deve venire prima dei numeri e della produttività. Sempre! La vita viene prima di tutto. Continueremo a fare la nostra parte e a fare rumore per evitare che simili tragedie accadano ad altri lavoratori».

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia