Scoppia la baruffa per i cani padrone preso per il collo

Il proprietario di un pastore tedesco finisce a processo, ma c’è il rischio prescrizione La vittima avrebbe riportato una grave recidiva dopo una operazione a un’ernia



Una tranquilla passeggiata al parco con il cane si trasforma in un’occasione per una baruffa tra proprietari e poi con un processo per lesioni aggravate e minacce che, seppur alle battute iniziali, è a rischio prescrizione. Maggio 2010, parco della Bissuola. Un uomo, convalescente dopo una delicata operazione per la riduzione di un’ernia, porta a passeggio il cagnolino di piccola taglia di proprietà di un’amica. Sta camminando quando vede davanti a sé un pastore tedesco senza guinzaglio in compagnia del suo padrone. Il cane punta verso il cagnolino. In un attimo l’animale si lancia di corsa verso il piccolo che, intimorito, si mette con la pancia all’aria come gesto di sottomissione.

L’uomo che era con il cagnolino cerca di fare da scudo alla bestiola, frapponendosi tra lui e il pastore tedesco. Per allontanare quest’ultimo, gli dà un calcio. È a quel punto che viene raggiunto dal padrone del cane lupo, un 35enne di Favaro, il quale, secondo l’accusa, prima lo prende per il collo con il braccio - facendo una mossa tipo “laccio californiano” - poi lo fa finire a terra.

Stando alla ricostruzione fatta nel capo d’imputazione, il 35enne avrebbe anche minacciato l’accompagnatore del cagnolino: «Se non sapessi di essere nel torto, ti avrei dato una testata e ti avrei lasciato sbranare dal cane». Poi se ne va, lasciando “l’avversario” con fortissimi dolori alla schiena.

Qualche giorno dopo, la vittima ritiene di riconoscere il suo aggressore in piazza Ferretto, dove erano in corso i festeggiamenti per la conquista della Champions League da parte dell’Inter. Prova a parlargli e lui lo allontana, dicendo di essere un avvocato. Passa qualche altro giorno e l’accompagnatore del cagnolino riconosce l’auto dell’aggressore parcheggiata sotto un condominio dove c’è un terrazzo con un pastore tedesco simile a quello visto al parco Bissuola. Attraverso alcune ricerche, anche sui social network, l’uomo arriva a scoprire l’identità di colui che ritiene essere il suo aggressore e lo segnala alle forze dell’ordine.

Nel frattempo la situazione clinica dell’aggredito peggiora drasticamente. Le lesioni giudicate guaribili in oltre 60 giorni di prognosi, così come riportate nel capo d’imputazione, in realtà secondo la difesa della parte offesa, rappresentata dagli avvocati Guido Simonetti e Simone Zancani, hanno comportato una grave recidiva dell’ernia, non più operabile, con tutte le conseguenze sulla vita quotidiana.

La baruffa finisce quindi in tribunale. Dapprima davanti al giudice di pace, il quale però non è competente per procedimenti con lesioni di questa portata. Poi, ed è lo scorso aprile, al tribunale ordinario, davanti alla giudice monocratica Alessia Capriuoli. La prescrizione del reato arriverà nel 2019. Ieri era fissata l’udienza nel corso della quale era prevista l’audizione della parte offesa, oltre che del consulente tecnico, ritenuto fondamentale dalla difesa della parte offesa. Ma il tempo era scaduto, tanto che la giudice ha rinviato il procedimento a novembre. In quella sede si determinerà se le lesioni sono gravi oppure gravissime, come sostenuto dalla parte offesa, il che comporterebbe un notevole allungamento dei tempi della prescrizione. —



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