Scoperto un traffico di veleni finiti nella terza corsia dell’A4

MESTRE. Vanadio, cobalto, nichel e cromo. Materiali fortemente inquinanti scoperti con un'indagine dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Venezia che ha portato al sequestro di un'azienda di smaltimento rifiuti e alla denuncia di cinque persone. Al centro dell'indagine, per il reato di traffico illecito di rifiuti, la Mestrinaro Spa di Zero Branco (Treviso). Secondo le accuse della procura della Repubblica di Venezia l'azienda comprava i rifiuti inquinanti da altre ditte come la Intesa 3 di Susegana e la Adriatica Strade Costruzioni generali. Poi, però, non li inertizzavano o smaltivano, come prescritto dalla legge, ma li rivendevano come compost usato per i manti stradali, come per la terza corsia della A4. La Mestrinaro ha trattato 40 mila tonnellate di rifiuti illeciti. Indagate cinque persone: Lino e Mario Mestrinaro, Italo Battistella, dipendente dell'ufficio ambiente della ditta di Zero Branco, Loris Guidolin di Adriatica e Maurizio Girolamo di Intesa 3. Che ne sarà della terza corsia dell’A4, l’autostrada più frequentata del Nordest? Lo stabiliranno gli esami e i carotaggi, i cui risultati stabiliranno se e come intervenire con opere di bonifica.
Il blitz dei carabinieri era scattato alle 5 di ieri mattina, con Lino e Sandro Mestrinaro e l’ad Valeria Caltana svegliati all’improvviso, il blitz dei carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico, alla sede della Mestrinaro, in via Bertoneria a Sant’Alberto di Zero Branco (Treviso), su ordine della Procura della Repubblica di Venezia. Una cinquantina di militari al lavoro, l’elicottero che ha sorvolato a bassa quota i capannoni, gli operai e i camion trattenuti in azienda fino a metà mattina, alcune pattuglie schierate di fronte a casa dei titolari e all’ingresso dell’azienda di via Bertoneria, un viavai che non poteva certo passare inosservato e che è proseguito senza sosta fino alle 14. Secondo quanto appreso dall’azienda, i carabinieri hanno proceduto al sequestro cautelativo di due capannoni dove era stoccato del materiale di risulta che a sua volta era stato posto sotto sequestro alcuni mesi fa. Si tratterebbe di materiale proveniente da cantieri di aziende diverse dalla Mestrinaro, su cui i carabinieri del Noe pare stessero indagando già prima che venisse stoccato nei capannoni in via Bertoneria. Non si esclude che nei materiali già posti sotto sequestro possano essere contenuti particolari tipologie di rifiuto su cui la Procura della Repubblica di Venezia vuole fare chiarezza. I militari del Noe hanno lavorato a lungo anche negli uffici della ditta, alla ricerca con ogni probabilità di documentazione ritenuta importante ai fini delle indagini condotte dalla magistratura veneziana.
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