«Scogliere e palancole in ferro medicine amare per la laguna»

Parla l’ingegnere Alberto Scotti, progettista del Mose. «Inutile inseguire ancora un riequilibrio impossibile. La manutenzione delle paratoie? Non è un problema»



«La prevenzione va bene. Ma qualche volta le malattie arrivano e si devono prendere le medicine. A volte anche amare. Palancole e scogliere sono le medicine amare per cercare di mantenere il canale dei Petroli navigabile». Dopo un lungo silenzio, lontano dai riflettori, riecco Alberto Scotti. Direttore della Technital e progettista del Mose, per trent’anni ha spiegato la sua idea di laguna. Il Mose alle bocche di porto egli interventi in laguna. Adesso interviene nella polemica sui nuovi interventi previsti sul canale Malamocco-Marghera. Il progetto di Daniele Rinaldo, richiesto dall’Autorità portuale. Le critiche di Italia Nostra e degli ambientalisti sull’uso di «materiali incompatibili».

In che senso sono medicine “necessarie”?

«Provo a spiegare: oggi per riequilibrare la laguna servirebbero nuovi sedimenti dal mare sedimenti da terra come è stato per secoli. Ma è un’opera impossibile».

Perché?

«Bisognerebbe rimuovere le dighe alle tre bocche di porto costruite tra il 1850 e il 1920, rimuovere i pennelli lungo i litorali, fermare il dragaggio dei fiumi e recuperare i sedimenti trattenuti dalle dighe. Per i sedimenti da terra si dovrebbe reimmettere il Brenta in laguna...»

Difficile.

«Ma è impossibile. Ci sarebbero costi imprevedibili e tempi lunghissimi, impatto sul Porto e sulla gestione estiva dei litorali. In un mondo normale non se ne dovrebbe nemmeno parlare».

Allora non si deve fare nulla per riequlibrare di una laguna devastata?

«Credo che il progetto per la difesa del canale Malamocco-Marghera consenta di salvare l’attività del porto. E di intervenire fermando l’erosione con le medicine amare di cui dicevo».

Scogliere e palancole sono materiali non consentiti in laguna

«Le opere possono essere realizzate con accorgimenti e modalità sostenibili. Le esperienze e le capacità tecniche ci sono. In questo modo forse potrebbero essere ritenute valide anche dagli ambientalisti».

Mano tesa a chi ha sempre combattuto la sua linea sul Mose e la laguna «artificiale»?

«Io dico che forse è meglio combattere per ottenere questa sensibilità piuttosto che cercare un risultato irragggiungibile».

A proposito di Mose, che ne pensa della manutenzione?

«Il problema della manutenzione secondo me non esiste».

Non lo avete sottovalutato in fase di progetto?

«No. Il progetto prevede che ogni cinque anni tutte le 78 paratoie siano sollevate e portate al centro della manutenzione. Certo che se le paratoie come quelle di Treporti sono sott’acqua da cinque anni un problema c’è. Ma non vorrei parlare di questo. C’è già abbastanza confusione».

Il centro della manutenzione nel vostro progetto originario è previsto all’Arsenale, ma adesso si discute sull’ipotesi di spostarlo a Marghera.Si salverebbe così l’Arsenale.

«Le paratoie sono l’unico futuro possibile per l’Arsenale. Lì le navi non ci andranno più, costa troppo. Andare a Marghera secondo me sarebbe un errore».—

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