Scavi, scogliere e palancole Oggi il Porto in Salvaguardia

VENEZIA
«Intervento urgente e provvisorio». Che prevede lo scavo del canale dei Petroli e delle «aree di bordo» tra curva San Leonardo e Fusina. Lo scavo di 200 mila metri cubi di fanghi tra Dogaletto e il Bacino di evoluzione 4. E una muraglia in pietrame, con palancole lunghe 8 metri. Va oggi all’esame della commissione di Salvaguardia il contestato progetto di «adeguamento» del canale Malamocco-Marghera. Era già stato bocciato nel 2013, prima dello scandalo Mose. Adesso lo ripropone l’Autorità portuale, nel frattempo guidata da Pino Musolino e non più da Paolo Costa. Progetto che ricalca quello di cinque anni fa, realizzato dallo studio padovano dell’ingegnere Daniele Rinaldo, marito dell’allora vicedirettore del Consorzio Venezia Nuova Maria Teresa Brotto. Polemica che si infiamma. Quattro associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Lipu, Venezia Cambia, Ecoistituto) hanno scritto a governo e Regione, chiedendo di valutare bene il progetto. «Prevede l’utilizzo di materiali vietati in laguna», dicono. E fanno riferimento ai pronunciamenti della commissione di Salvaguardia del 2006 e al Piano morfologico del 1993. «Deve essere sottoposto a Valutazione di impatto ambientale», dice la presidente veneziana di Italia Nostra Lidia Fersuoch.
La Regione invece ha fatto la Vinca (Valutazione di incidenza). Da dove si esclude che i lavori possano nuocere a flora e fauna o agli habitat protetti dalla normativa. Ma non si parla della nuova «scogliera». Un materasso in pietrame che dovrebbe proteggere lo scavo. Da dimostrare, secondo gli ambientalisti, anche la questione dell’urgenza. La quota di profondità dovrebbe essere portata a 12 metri, secondo il Piano regolatore portuale. Ma l’obiettivo, dicono, è quello di allargare il canale per farci passare le grandi navi passeggeri e mercantili.
«L’intervento non è in contrasto con la normativa vigente», dice in una nota il presidente dell’Autorità portuale Pino Musolino, «coerente con quanto previsto dal Piano morfologico del 1993, dal Palav e dalle Leggi speciali. Lo dimostra anche il fatto che la Regione con il decreto del 7 novembre scorso abbia approvato la procedura di Valutazione ambientale-Vinca». Quanto allo stop del 2013, il Porto sostiene che il era stato causato dall’assenza di Via e Vinca. «La Vinca è stata fatta, la Via non è risultata necessaria», conclude Musolino, «nel merito, l’intervento è volto a ripristinare le condizioni di sicurezza della navigazione nel canale, come richiesto il 2 agosto scorso dall’Autorità marittima. Ricostruzioni fornite da soggetti terzi sono da ritenersi prive di fondamento».
D’accordo con il progetto anche il sindaco Luigi Brugnaro. «È il principale canale di navigazione del Porto», scrive Brugnaro, «finalmente si procede al palancolamento, soluzione fondamentale per mantenere l’economia portuale competitiva». «Come sostenuto nell’ultimo Comitatone», continua, «è nostro compito adottare misure che favoriscano l’accesso nautico al porto e ne migliorino la sicurezza. Stiamo interrando il cavo elettrico e adesso vogliamo la piena funzionalità del nostro porto. È antistorico pensare di bloccare tutto condannandolo al declassamento». —
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