Sanità ai privati, è già scontro sui numeri
«Zaia ha fornito i numeri relativi alle prestazioni accreditate con il Sistema Sanitario Nazionale. Ci dica le cifre che riguardano anche le altre prestazioni». All’indomani della relazione del governatore Zaia su sanità pubblica e privata in Veneto, è scontro sui numeri. Ad alzare la voce è Daniele Giordano, segretario generale di Fp Cgil Veneto, che propone una lettura diversa delle cifre esposte. Queste ultime parlano di una spesa che per il privato accreditato è calata di 2 punti percentuale in 8 anni: dal 9 per cento del 2010 al 7 per cento del 2018. Una tendenza che ripete il numero di prestazioni nel privato: il 27 per cento nel 2013, il 16 per cento nel 2018. Numeri che trovano specchio nelle cifre riportare dal direttore generale dell’Usl 3 Dal Ben: «La sanità pubblica non si sta smantellando rispetto a quella privata. Anzi, eroga sempre più servizi, ha più posti letto, garantisce più ricoveri e investe di più» sostiene Dal Ben, esponendo i numeri della sua Usl. Nel 2017, la percentuale delle prestazioni private accreditate era del 26. 7 per cento del totale, contro il 21. 6 per cento del 2018. Quanto ai costi, nel 2018 sono stati spesi 76 milioni di euro per il privato, pari al 5. 5 per cento del totale. Segue la stessa linea il dg dell’Usl 4 Carlo Bramezza: «Durante la mia direzione, le attività negli ospedali di San Donà, Portogruaro e Jesolo sono state potenziate. Sono aumentate quasi tutte le attività erogate, mentre sono stati ridotti i budget per i privati, soprattutto per radiologia e laboratorio». Ma, spiega Giordano: «La relazione di Zaia riguarda solo le risorse che il pubblico rimborsa al privato, senza considerare i cittadini che spendono denaro di tasca propria, perché hanno sottoscritto un’assicurazione o un fondo sanitario. Chiediamo le cifre di tutte le prestazioni erogate dalla sanità privata, anche extra accreditamento, perché la percentuale di lavoratori con un fondo sanitario integrativo è molto alta. E, in base alle segnalazioni ricevute da Cgil, le prestazioni erogate dal privato non accreditato sono in crescita, così come i posti letto. Chi fa un’ecografia o un’analisi del sangue in un laboratorio privato paga di tasca propria o con il proprio fondo sanitario: quanti sono? ». Il motivo della tendenza, secondo Giordano è da individuare nelle lunghe attese per le visite nel pubblico, con tempi che si riducono enormemente se le stesse vengono effettuate privatamente. «I cittadini non si rivolgono al privato per motivi qualitativi», spiega, «ma perché i tempi di attesa sono notevolmente inferiori e, a volte, anche i costi. Come Cgil, continuiamo ad avere dubbi sui tempi di attesa nella sanità veneta, perché esiste un meccanismo di liste di galleggiamento e di presa in carico delle persone che va oltre quanto ci attenderemmo. Spesso le prime visite sono fissate in luoghi distanti dalla residenza del paziente. Se si tratta di un anziano, questo comporta un ulteriore allungamento dei termini». Il fenomeno, dice Giordano, si lega all’endemica carenza di medici negli ospedali veneti. «Dire che la sanità veneta è perfetta, mentre il privato ha un ruolo residuale, è una fiaba. Ottimo slogan elettorale, visto che le Regionali si giocheranno anche su questo, ma la realtà è un’altra». «Negli ospedali veneti, l’età media dei medici supera i 53 anni e degli infermieri i 51. C’è un clima di tensione riconoscibile nell’aumento delle aggressioni nei pronti soccorso. Zaia parli anche di questo». –
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