Roberta Di Mambro, la cacciatrice dei capolavori spariti dalla Scuola Grande San Teodoro

È l’unica donna Guardian grando a Venezia: «Sono cinquanta tesori e devono tornare in città dopo le soppressioni napoleoniche»

Costanza Francesconi
Roberta Di Mambro, cannaregiotta, da dieci anni Guardian grando della Scuola Grande San Teodoro
Roberta Di Mambro, cannaregiotta, da dieci anni Guardian grando della Scuola Grande San Teodoro

Caccia ai cinquanta tesori spariti dalla Scuola Grande San Teodoro. Quadri di cui si è persa traccia da che Napoleone, con editto del 1806-1807, soppresse (con rare eccezioni) le Scuole all’epoca esistenti in città. Parliamo di capolavori realizzati a cavallo del Seicento. Tra gli autori pure Gian Battista Tiepolo, Giulia Lama, Giulio Parmigiano, Girolamo Brusaferro – per citarne alcuni. Saccheggiati dalla sede allora riconvertita in deposito di farine e munizioni.

«Da una ricerca condotta all’Archivio di Stato di Venezia risulta che due casse piene di quadri siano state spedite da qui a Milano, proprio in quegli anni». Lo dice con un certo rammarico Roberta Di Mambro, cannaregiotta, da dieci anni Guardian grando della Scuola Grande San Teodoro, unica donna nella storia ad aver ricoperto il massimo ruolo di vertice. Il suo appello è alla ricognizione.

Dove cercarli?

Forse in Lombardia? Chissà. Un lavoretto degno della trama di Monuments Men. In un secolo è più, questo patrimonio potrebbe essere stato disseminato ovunque. «Se scoprissimo qual è l’attuale collocazione di ciascun quadro, potremmo allestire una mostra temporanea qui a Venezia», la suggestione della Guardian grando.

Un desiderio rincorso anche dal suo predecessore, Piero Menegazzi.

Nicolò Bambini, Antonio Pellegrini, Oroardo Fialetti, Giovanni Fontana, Antonio Pellegrini: l’elenco delle firme è lungo.

Il lavoro quotidiano

Questo sogno nel cassetto non distoglie, però, Di Mambro dagli impegni quotidiani della Scuola Grande. Manutenzione dell’edificio monumentale, prima fra tutti. «In origine confraternita di commercianti, unita nel 1552 a quella dei merciai e, nell’occasione, elevata di rango dalla Serenissima», ricostruisce sfogliando libroni di storia sugli anni che furono.

«Carità e assistenza verso i giovani e la comunità veneziana. La Scuola è stata un Inps ante litteram», sorride, «un luogo che insegnava un mestiere ai confratelli, che proteggeva loro e le rispettive famiglie».

San Teodoro

Dedicata al primo patrono della città, San Teodoro, è nata nel XIII secolo. È cresciuta nel prestigio e numero di iscritti. Terminata l’occupazione francese della Repubblica di Venezia, si è ricostituita solo nel 1960, sempre su impulso di commercianti e artigiani.

«Oggi i soci sono 82, la più giovane è Marta Gavagni, 19 anni, nipote di una consorella», racconta con un certo orgoglio Di Mambro.

Come vuole la prassi, l’aspirante consorella, cattolica e veneziana, viene presentata da due consiglieri. «Poi la sua domanda passa il vaglio prima del Consiglio e poi del Capitolo Generale, la riunione di tutti i confratelli». Ciascuno versa una quota annuale di 25 euro ed è chiamato a partecipare alle celebrazioni cui fa capo il Patriarca.

Un tempo, al piano terra della Scuola in campo San Salvador, fremeva la vita commerciale cittadina. E il fine settima uscivano dalla cucina pasti caldi per i poveri. Oggi all’ingresso della Scuola campeggiano date e orari della stagione concertistica de I Musici Veneziani, affittuari ormai di lungo corso che si esibiscono nella sala capitolare.

Ma la Scuola Grande, tra le poche rimaste in centro storico, è viva.

«Non è di norma visitabile ma chiunque desideri entrare è il benvenuto», premette la Guardian Grande.

Spesso apre le porte gratuitamente e aiuta economicamente realtà locali, per quanto è nelle sue disponibilità.

L’attività

«Negli ultimi anni abbiamo ospitato una simulazione di servizio a tavola, con futuri cuochi, camerieri e maître dell’istituto alberghiero “Barbarigo”», ripercorre le iniziative, «e dato un sussidio all’equipaggio delle giovanissime alla Regata Storica. Supportiamo anche il Tennis Canottieri Murano e, da sedici anni, premiamo un tema di italiano dedicato a Venezia in un concorso dedicato alle classi prime delle scuole medie».

Grande attenzione anche agli anziani. Per gli utenti Centro servizi residenza San Lorenzo, la Scuola Grande finanzia un libro che raccoglie le loro testimonianze, mentre al centro diurno San Giobbe, e l’anno scorso alla anche alla Casa di reclusione femminile alla Giudecca, viene organizzato un corso di pittura.

«I disegni, poi, vengono temporaneamente esposti nella Scuola dove, peraltro, alcune carcerate hanno svolto attività di guardiania», fa sapere Di Mambro. Il sorriso gentile, il pensiero proiettato in avanti, che gli ottant’anni sulla carta d’identità nemmeno li sente. «La chiave della Scuola resta la generosità».

E di Venezia, cosa dice?

«È così cambiata... San Marco non appartiene più ai veneziani, da ragazza mi davo appuntamento in Piazza con gli amici per fare il listòn», ricorda, «ma chi lo fa più? ». —

 

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