Rincari sulle rette delle Rsa veneziane: «Fondi regionali fermi da due anni»

Bollette record e impegnative congelate, i direttori delle strutture: «Situazione difficile, noi abbandonati»

Maria Ducoli
Aumentano le tariffe nelle Rsa veneziane
Aumentano le tariffe nelle Rsa veneziane

 

Le bollette sempre più care, i costi di gestione alle stelle, le impegnative regionali ferme da anni, troppo indietro per essere al passo con il costo della vita. E le case di riposo non possono fare altro che alzare a loro volta le rette, che poi ricadono sulle spalle delle famiglie, a loro volta in difficoltà. Insomma, un cortocircuito che, come segnalato da Aiop, rischia di mandare in tilt il sistema socio-assistenziale.

La mappa dei rincari

Kos ha disposto un aumento della quota alberghiera - interamente a carico della famiglia - di circa due euro, per un totale di 60 euro al mese. A Pellestrina, l’incremento è stato di 3 euro al giorno, per un totale di 90 euro mensili. Così, da 1.800 euro, i familiari ne pagheranno circa 1.900. Mentre a Mirano il rincaro è di addirittura quattro euro al giorno, 120 al mese. A Cavarzere, l’aumento è di addirittura 6 euro al giorno, 180 al mese.

«L’aumento», spiega Antonio Rizzato, direttore della rsa Mariutto di Mirano, «è dettato dall’inflazione degli ultimi anni, pari circa al 7% tra il 2023 e il 2024 e dell’1% nel 2025. A questo si aggiunge il rinnovo del contratto delle cooperative dello scorso anno e a quello degli enti locali di quest’anno, che pesa circa 238 mila euro sul nostro bilancio».

Impegnative: poche e insufficienti

«La situazione non è facile», conferma Alessandro Contini, direttore della casa di riposo Anni Azzurri di Mestre e Quarto d’Altino, «i problemi sono due: da una parte l’importo delle impegnative regionali fermo da anni e, dall’altra, il numero di impegnative che vengono emesse, inferiore rispetto alle necessità del territorio». Non solo, quindi, le quote emesse dalla Regione sono insufficienti, ma anche il numero stesso delle impegnative è troppo basso e non arriva a coprire tutti gli aventi diritto.

Pioggia di ricorsi

Mentre le rette lievitano, i comitati dei familiari, il Codacons e le associazioni di categoria da tempo si stanno mobilitando, anche a colpi di ricorsi al Tar. Il nocciolo della questione legata ai rincari, ha a che vedere con la ripartizione dei costi tra Regione e famiglia.

La normativa regionale, infatti, dice che qualsiasi variazione deve essere concordata e che il contributo della Regione, cioè le impegnative, devono corrispondere sempre al 50% della retta. Quindi all’aumentare di una deve aumentare anche l’altra, peccato che questo non avvenga.

Ciò che succede, infatti, è che i rincari non vengano spalmati equamente e che, quindi, ai familiari spetti il 60% o anche il 70% della retta, e non il 50% come prevede la legge. Come se non bastasse, già sul finire del 2025, i sindacati avevano denunciato la mancanza di fondi regionali legati alla non autosufficienza: circa 800 milioni, esattamente come gli altri anni, ma a fronte di un bisogno in continua crescita. 

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