Unidici anni dopo, il ricordo del tornado: «Allora scoprimmo il cambio del clima»
Il sindaco di Dolo ricorda quell’8 luglio: «Può ricapitare». Il tornado provocò un morto, 92 feriti, circa 100 milioni di danni, 500 case lesionate di cui 90 da abbattere, 400 sfollati

Sono passati 11 anni, ma il ricordo della tromba d’aria che l’8 luglio 2015 colpì la Riviera del Brenta resta indelebile. Quel giorno, alle 17.25, un tornado di eccezionale violenza si abbatté su Dolo, Mira e Pianiga portando morte e distruzione.
La tromba d’aria provocò un morto, 92 feriti, circa 100 milioni di danni, 500 case lesionate di cui 90 da abbattere, 400 sfollati, capannoni e negozi scoperchiati, decine di auto da rottamare e danni alle produzioni agricole.
Una villa veneta, Villa Fini, in località Cesare Musatti a Dolo, fu rasa al suolo (e ancora non è ricostruita), divenendo il simbolo di uno degli eventi meteo più intensi e devastanti mai registrati sul territorio regionale. Morì Claudio Favaretto, 63 anni di Dolo: la sua auto fu sollevata e gettata a terra, a Porto Menai di Mira.
Il comune di Dolo fu il più colpito, con 25 milioni di danni accertati fra abitazioni private, beni mobili e immobili. Ad ora, in tutti i Comuni, i cittadini che erano stati danneggiati sono stati risarciti e i lavori completati da anni. Il tornado della Riviera del Brenta venne classificato come violento e di intensità F4, quindi come uno dei più potenti verificatisi non solo in Veneto, ma nell’intero territorio nazionale. Le velocità reali, sottolineò allora l’Arpav, «potrebbero aver raggiunto intensità massime anche superiori ai 300 km all’ora».
Uno dei proprietari di Villa Fini, Antonio Piva, sottolinea come da allora tutto sia rimasto fermo. «Constatato il fatto che, come proprietari della villa distrutta, non avevamo i fondi per poterla ricostruire, abbiamo messo in vendita il terreno in cui si trovano ancora i resti dell’edificio». La soprintendenza e il Comune non si sono opposti a nuove destinazioni d’uso del terreno. «Certo, un supermercato credo non si possa fare», conclude Piva, «ma se ci fossero soggetti interessati, aree direzionali, uffici e soluzioni abitative non sarebbero stoppate. Ad ora però sono mancate adeguate offerte alla nostra proposta di vendita».
Una riflessione su quanto successo arriva dal sindaco di Dolo Gianluigi Naletto e dal vice Matteo Bellomo. «Dolo», dicono, «ha pagato, drammaticamente, il prezzo del cambiamento climatico. Il tornado del 2015, uno dei più poderosi che abbia mai colpito l’Italia, riecheggia nella memoria di tutti noi. Un evento atmosferico che, con quelle caratteristiche, non si era mai visto nei nostri territori.
Nella memoria rimangono impresse la disperazione di centinaia di famiglie, gli sfollati, i feriti, purtroppo la persona deceduta. Sono ancora in parte visibili i segni di quel drammatico giorno; il simbolo forse è proprio Villa Fini, location di centinaia di interviste televisive, che, a detta degli intervenuti, sarebbe dovuta tornare “com’era e dov’era”.
Ma rimane impressa anche la grande solidarietà, il grande impegno di centinaia di persone che hanno incessantemente lavorato in quelle drammatiche ore».
«Resta nella memoria», continuano, «la rabbia per gli sciacalli che hanno svaligiato le case abbandonate e quella per quei “turisti del dolore” che le domeniche, anziché andare al mare, venivano in gita sui luoghi del tornado per fare un tour della distruzione e della disperazione che altro effetto non ebbe se non quello di intasare le strade e rallentare le operazioni di messa in sicurezza. Sono passati undici anni e il caldo tropicale delle scorse settimane e i temporali, per noi “gente del tornado” costituiscono una convinzione: può ricapitare ancora. Servono risposte concrete al cambiamento climatico».
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