Revocati gli arresti domiciliari a Orsoni: "Non mi dimetto, Mazzacurati si è vendicato contro di me"

Patteggiata una pena di 4 mesi e 15 mila euro per finanziamento illecito. Non ci sarebbero più le esigenze cautelari. E' tornato sindaco a tutti gli effetti
Giorgio Orsoni a Venezia in una foto di archivio ANSA/ANDREA MEROLA
Giorgio Orsoni a Venezia in una foto di archivio ANSA/ANDREA MEROLA

VENEZIA. Sono stati revocati poco fa dal gip gli arresti domiciliari al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, che torna quindi in libertà, pur restando indagato nell'ambito dell'inchiesta sul Mose. Lo ha confermato ai giornalisti l'avvocato difensore di Orsoni, Daniele Grasso, che aveva fatto istanza al gip Alberto Scaramuzza.

Secondo quanto si apprende, il giudice avrebbe ritenuto, anche dopo l'interrogatorio del sindaco, che non vi fossero più esigenze cautelari per Orsoni.

Nel provvedimento del gip si citerebbe anche una richiesta di patteggiamento provenuta dalla difesa del sindaco e l'accordo, con la Procura, per una pena di nove mesi ridotta a 4 mesi e 15 mila euro per finanziamento illecito, grazie alle attenuanti generiche e ridotte di un terzo per il rito abbreviato.

Giorgio Orsoni è tornato sindaco a tutti gli effetti dopo la remissione in libertà decida dal gip. La carica era stata sospesa, dopo il provvedimento di arresti domiciliari nell'inchiesta Mose oggi revocato dal Gip, dal prefetto sulla base di quanto prevede dalla legge Severino.

Orsoni era stato arrestato, e posto ai domiciliari, il 4 giugno scorso, assieme ad altre 34 persone nell'ambito dell'operazione della Gdf su presunte tangenti e finanziamenti illeciti collegati agli appalti del Mose.

Orsoni è uscito di casa poco prima delle 11.30 ed salito in motoscafo. Il suo arrivo a Cà Farsetti, sede del Municipio, per una conferenza stampa assieme ai suoi legali è atteso per le 12.30.

Orsoni è arrivato alle 13 a Ca' Farsetti. Per entrare ha dovuto fendere un muro giornalisti. E' stato accolto da un applauso dei dipendenti. Era "scortato" da alcuni vigili urbani e dai due legali di fiducia, Daniele Grasso e Maria grazia Romeo.

La conferenza stampa.

Orsoni: "Questa revoca dei domicliari si commenta da sola dopo una settimana di arresti e il chiarimento con i pm avvenuto lunedì".

"Ho chiarito credo nel modo più inconfutabile che non c'è stato alcun coinvolgimento mio diretto".

"Non ho mai pensato che i finanziamenti alla mia campagna elettorale non fossero leciti. Non potevo sapere come arrivassero quei soldi al Consorzio Venezia Nuova".

"Ho incontrato casualmente durante la campagna elettorale imprenditori o sedicenti tali che si volevano fare belli con me dicendo che mi avrebbero sostenuto e io li ringraziavo come si fa fra persone educate".

"Ho incontrato più volte l'ingegner Mazzacurati e fu lui a propormi di sostenere la mia campagna elettorale con canali che io ho sempre ritenuto leciti. Siccome i miei mi dicevano che l'avversario aveva grandi disponibilità ho chiesto, anche all'ingegner Mazzacurati, di avere ulteriori contributi, probabilmente anche più di una volta. Non ho mai immaginato che ci fossero mezzi illeciti".

"Ho incontrato di nuovo Mazzacurati dopo l'elezione perché insistentemente mi voleva parlare della legge speciale, del Mose, Arsenale, argomento che ci ha visti duramente contrapposti. Ebbimo un violento scontro, non mi meraviglia che ci sia stata una qualche vendetta nei miei confronti".

A una domanda di un giornalista, Orsoni ha risposto che non si dimetterà.

"Mazzacurati è un millantatore", ha detto Orsoni rispondendo a una domanda sulla presumnta busta portatagli a casa da Mazzacurati.

Secondo l'ipotesi accusatoria accolta dal Gip in sede di ordinanza, Orsoni avrebbe ricevuto fondi non dichiarati per la sua campagna elettorale per le amministrative del 2010. Di questi finanziamenti parla nei suoi interrogatori Giovanni Mazzacurati, allora presidente del Consorzio Venezia Nuova

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia