«Quella stella non si deve toccare». Briana insorge contro il parroco

La scultura nel giardino della chiesa è abusiva, don Rodolfo sa che bisogna toglierla, ma tutto il paese si ribella

Briana. C’è un piccolo paese che conta duemila anime, Briana di Noale. C’è un parroco, che domenica scorsa ha salutato la comunità e si appresta, per il fine settimana, a passare le consegne. E questo sacerdote è don Rodolfo Budini. C’è una stella, in ferro, molto simile a quella cometa, in acciaio, usata a Verona durante il periodo natalizio.

Quella di Briana si trova nel giardino parrocchiale da una quindicina d’anni, lasciata dall’allora parroco don Mario Carniel, e molti brianesi si sono affezionati. E poi c’è un gruppo di fedeli, contro il sacerdote, perché vorrebbe togliere questo simbolo insicuro e privo di autorizzazioni, proprio alla vigilia del cambio d’inquilino in canonica.

Una miscela quasi esplosiva, perché i cittadini hanno persino chiamato i carabinieri, venuti sul posto per far da pacieri. E si sono alzate voci contro il prete, che si è difeso spiegando di voler risolvere la questione prima dell’arrivo del suo successore, don Giovanni Fighera, rientrato dalla missione in Paraguay e che si troverà subito una bella gatta da pelare. Già, perché a sentire chi ieri è corso in canonica per evitare lo smantellamento, dovrà decidere la gente.

È (in apparenza) una tranquilla mattina di giovedì; Briana è sempre la solita, tranquilla, con la Noalese a due passi e immersa nella campagna. Nel giardino parrocchiale arriva un camioncino: gli operai hanno il compito di fare dei lavori al simbolo della frazione.

Una persona avverte due donne, Sonia Paccagnella e Sara Morello, che si dirigono verso la chiesa. In passato girava voce che don Rodolfo volesse rimuovere la stella; erano state raccolte delle firme e la vicenda sembrava essere accantonata. Così le due donne, giunte sul posto, chiedono spiegazioni ai tecnici che, nel frattempo, avevano cominciato a staccare l’impianto elettrico e alcuni bracci delle punte. Ed è emersa la verità: il simbolo dev’essere tolto.

Apriti cielo. Scatta il tam tam di messaggi attraverso le telefonate e gruppi Whatsapp, chi può lascia il lavoro e si dirige in parrocchia, chi è a casa, pensionato, non ci pensa su due volte e fa altrettanto. C’è chi avverte i carabinieri, chi il deputato della Lega Sergio Vallotto o il consigliere comunale di maggioranza Pierantonio Orti (Insieme per Noale).

In pochi minuti, 20-25 persone sono dentro al giardino, arrabbiate per vedersi smantellare sotto il naso l’amata stella. «Decidiamo noi se tenerla o meno, non il sacerdote», dice con voce convinta un anziano, altri non approvano la scelta del parroco e non lo tengono nascosto, borbottando ad alta voce. Vallotto e i carabinieri provano a fare da intermediari tra fedeli e sacerdote. Si arriva al compromesso: la stella resta e ci si confronterà con il prossimo parroco. Il rientro dal Paraguay comincia subito con una grana. —


 

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