Quattro mesi per la morte di Chiara
Omicidio colposo, condanna per il lidense che investì la dodicenne

Il funerale di Chiara Rizzo travolta un’auto nell’ottobre del 2007 al Lido
VENEZIA.
Per il pm l'automobilista lidense che aveva investito e ucciso la 12enne veneziana di Castello Chiara Rizzo non aveva alcuna responsabilità. Ma ieri il giudice veneziano Michele Medici ha condannato Lucio Fonda (53 anni) a quattro mesi di reclusione, ritenendo che nonostante non superasse il limite di velocità, avrebbe dovuto prestare più attenzione e rallentare.
L'incidente era avvenuto il pomeriggio del 22 ottobre 2007 in Lungomare Marconi, proprio di fronte al «Club 22». Pioveva a dirotto e proprio all'altezza del locale c'era un'uatomobile in sosta vietata, proprio per questo, secondo il magistrato, Fonda doveva prestare maggiore attenzione e correre ancor più lentamente di quello che faceva, visto che la visibilità era molto limitata. Il pm Stefano Buccini aveva chiesto prima l'archiviazione, ma il giudice lo aveva costretto a formulare l'imputazione respingendo la sua richiesta, poi l'assoluzione. I genitori e il fratello di Chiara si sono costituiti parte civile, ma il giudice ha deciso che sarà il Tribunale civile a quantificare il risarcimento dei danni per i famigliari della bambina. Era morta quattro giorni dopo l'incidente: Chiara stava partecipando ad una festa di compleanno nella discoteca lidense. Era uscita con tre amiche, forse per prendere un po' d'aria, poi era rientrata. Pioveva a dirotto e la ragazzina - stando alla testimonianza delle amiche - si era voltata vero il Casinò perchè arrivava un auto, l'aveva lasciata passare, quindi aveva attraversato la strada per rientrare in discoteca senza però controllare l'altra direzione. Proprio in quel momento arrivava la Panda condotta da Fonda, che l'aveva investita in pieno. Vista la gravità delle sue condizioni era stata immediatamente trasferita all'ospedale di Padova, dove però era poi morta. Gli accertamenti avevano portato il pubblico ministero Stefano Buccini a chiedere l'archiviazione per l'automobilista, considerando che non superava il limite di velocità consentito in città e soprattutto che la visibilità era ridotta e che la ragazza aveva attraversato la strada improvvisamente. Il primo giudice, però, aveva ritenuto che - anche se minimo - potesse esserci un concorso di colpa da parte del lidense che guidava la Panda e gli aveva ordinato di formulare l'imputazione e chidere il rinvio a giudizio dell'indagato. Ieri, un secondo giudice ha condannato Fonda.
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