Pronto soccorso, l’Usl 3 corre ai ripari: firmati 23 contratti dopo l’ultimo bando

Sono tredici le nuove assunzioni e dieci le proroghe fino a fine anno. Così l’Usl mette al riparo il servizio di Emergenza-urgenza. Il medico: «Il sistema pubblico deve essere sostenuto»

Maria Ducoli
L’ingresso del Pronto soccorso dell’ospedale All’Angelo di Mestre
L’ingresso del Pronto soccorso dell’ospedale All’Angelo di Mestre

Il caldo delle scorse settimane che ha riempito le sale d’attesa, le ferie che hanno svuotato le corsie e portato i primari a fare i salti mortali per incastrare turni e riposi e, in sottofondo, la carenza cronica di personale.

Per i Pronto soccorso quello estivo è uno dei periodi più difficili dell’anno e l’Usl 3 corre ai ripari conferendo tredici incarichi in libera professione ad altrettanti medici e prorogandone altri dieci. Da Mestre a Mirano, da Venezia a Dolo e Chioggia, i medici con partita Iva consentono di portare avanti il prezioso servizio dell’emergenza-urgenza.

La determina

La determinazione dirigenziale arriva dopo che i direttori dei Pronto soccorso hanno segnalato il perdurare delle difficoltà nel reperire personale attraverso i normali canali di reclutamento.

L'Azienda sanitaria, nel documento, sottolinea infatti che non sono attualmente disponibili graduatorie utilizzabili per coprire i fabbisogni delle strutture di emergenza-urgenza.

I nuovi incarichi riguardano nove medici specialisti, due specializzandi, un medico in formazione e un professionista abilitato che opereranno nei Pronto Soccorso di Venezia, Mestre, Mirano, Dolo e Chioggia, oltre che nella Centrale operativa 118.

Per gli specialisti è previsto un compenso di 80 euro lordi all'ora, mentre per specializzandi e medici non specialisti il compenso sarà di 40 euro lordi orari.

Parallelamente vengono prorogati fino al 31 dicembre 2026 gli incarichi di dieci medici già operativi nei Pronto soccorso di Mirano, Dolo e Chioggia, così da evitare interruzioni nell'attività assistenziale. L'operazione comporterà una spesa complessiva di 995 mila euro, di cui 595 mila euro a carico del bilancio 2026 e 400 mila euro sul bilancio 2027.

La carenza di personale

Nel provvedimento, l'Usl evidenzia che il ricorso ai contratti libero-professionali rappresenta una misura necessaria per assicurare la copertura dei turni in una fase in cui permane la difficoltà di reperire personale strutturato. «Inevitabilmente», commenta Biagio Epifani, già presidente per il Triveneto del Simeu, la Società italiana di emergenza-urgenza, «le ferie complicano una situazione già difficile. L’apporto della libera professione è importante ma le carenze di personale si fanno comunque sentire».

Sono diciannove i medici che mancano nei Pronto soccorso dell’Usl 3 e che Azienda Zero puntava ad assumere con l’ultimo concorso della scorsa primavera. La speranza di rimpinguare le fila dei reparti, però, si era frantumata con la pubblicazione delle graduatorie: dei 36 medici cercati in tutta la provincia, di cui 19 nell’Usl 3 e 17 nel Veneto Orientale, se ne potranno assumere (sempre che accettino l’incarico) solo cinque, tutti nell’azienda sanitaria della Serenissima. Di cui, tra l’altro, tre sono specializzandi.

«C’è un rapporto squilibrato tra la dipendenza e il corrispettivo economico», fa notare Epifani. E se il Ministero ha provato a tamponare la situazione con l’indennità di Pronto soccorso, per il medico il discorso da fare è ben più ampio. «Il problema», spiega, «è che il sistema è in crisi e servono obiettivi chiari. A chi lavora in Pronto soccorso deve essere chiesto molto, ma deve essere dato anche molto. E serve un maggior equilibrio tra professione e vita privata: il lavoro non può sottrarci tutto il resto».

Organizzazione da rivedere

Per Epifani, l’eliminazione delle figure dell’assistente e dell’aiuto primario, nel 1992, avrebbero contribuito a far incrinare la professione del medico in Pronto soccorso.

«Prima», spiega, «c’era un percorso di crescita, con tanto di esame di idoneità. Poi ci si è illusi che poteva esistere la figura del dirigente medico ma questo non dà più la possibilità di una progressione di carriera, che invece è fondamentale».

Per questo, è già stata avviata una discussione con il Ministero della salute che punta a individuare diversi livelli di crescita nei reparti di Emergenza-urgenza. «Serve», conclude Epifani, «un sistema pubblico che sia sostenuto e che, invece, oggi è in crisi. Per risollevarlo, l’intervento dev’essere nazionale».

 

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