Pronto soccorso del Civile e dell’Angelo in emergenza personale, turni scoperti e pesanti

La carenza di personale pesa sugli infermieri e oss degli ospedali di Venezia e Mestre che restano: in una settimana anche cinque posizioni restano vuote. «Pressioni per farci rientrare in servizio»

L'ospedale Civile di Venezia
L'ospedale Civile di Venezia

Pochi dipendenti, turni estenuanti, riposi saltati. Infermieri e operatori socio sanitari (oss) dei Pronto soccorso si dicono allo stremo e, tutti, personale e direzione dell’Usl, si trovano a dover fare i salti mortali per garantire il servizio che, tra l’altro, spesso viene usato in maniera impropria. In media, ogni giorno un turno resta scoperto, tra oss e infermieri.

Così, in una settimana, si arriva anche a cinque turni scoperti. L’Usl, per cercare di arginare la situazione, da tempo ha introdotto un riconoscimento per i dipendenti che si prestano a rientrare in turno per coprire i colleghi, prevedendo un gettone di 80 euro che va ad aggiungersi alle ore pagate con lo straordinario.

Un incentivo che, tuttavia, non basta. I lavoratori, infatti, si dicono stanchi di fare turni estenuanti in un reparto già complesso in partenza e lamentano pressioni psicologiche per rientrare in servizio nei giorni di riposo, per coprire malattie o assenze legate a permessi per la legge 104 o ai congedi familiari. Così, molti non rispondono più alle chiamate dell’azienda, rendendosi irreperibili quando sono a casa.

Pronto soccorso Civile e dell’Angelo

Una situazione che non riguarda solo il Pronto soccorso del Civile ma anche quello dell’Angelo, dove anche il bacino di utenza è maggiore. In questi giorni, ad esempio, gli oss in turno sono sei al mattino, sei al pomeriggio e quattro di notte. Nella pianta organica ne mancano tre e, in media, spesso uno al giorno è assente, dunque le posizioni scoperte salgono a quattro al giorno.

Non va meglio per gli infermieri: dalla programmazione settimanale si legge che al mattino dovrebbero essere in turno in 11, per diventare 12 nel pomeriggio e scendere a 6 durante la notte. Domani, ad esempio, gli assenti al mattino saranno due. Buchi che non verranno coperti.

«La notte», spiega un operatore del Pronto soccorso, «c’è un problema che non si riesce a risolvere, mancherebbe un infermiere in più, perché sei non sono sufficienti, l’osservazione breve intensiva (obi) ne ha uno solo e ci sono i monitor dei pazienti da controllare, va da sé che se l’infermiere è altrove nessuno guarda più i monitor e lo stesso se ci fosse un urgenza, dovrebbe chiamare qualcuno fuori che dovrebbe abbandonare il suo ambulatorio».

I sindacati

I sindacati ribadiscono l’insostenibilità, a lungo andare, della situazione. «Sicuramente c’è un problema legato ai richiami in servizio, il personale è stufo e la pressione per farli rientrare quando sono di riposo non manca», ammette Francesco Menegazzi (Uil fpl). Anche per Maria Teresa Grimaldi (Cgil fp) la situazione è ormai al limite. «I lavoratori sono esposti a carichi di lavoro importanti, e questo è innegabile», dice, «servono interventi concreti anche a livello relazionale all’interno del servizio, per migliorare l’organizzazione e il clima lavorativo. Le criticità, poi, vengono accentuate dagli accessi impropri, specchio delle difficoltà del territorio», ricorda.

Nel 2025, sono stati ben 241.525 gli accessi nei Pronto soccorso aziendali, di cui il 75% ha riguardato i cosiddetti codici minori, bianchi e verdi. Casi che dovrebbero rivolgersi alla guardia medica o al proprio dottore di famiglia ma che, invece, arrivano nei reparti di Emergenza-urgenza.

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