Processo Rialto, sentenza tra sabato e lunedì
Nessun colpo di scena sulla banda Maniero dalle parole di Donà
MESTRE.
Il colpo di scena, durante il processo d'appello Rialto alla Mala del Brenta, per le dichiarazioni di Fausto Donà in realtà si è rivelato un fuoco di paglia. Dovevano servire a scagionare dai reati di droga Gilberto Sorgato, altro imputato, ma in realtà serviranno a poco. Donà in sintesi ha detto che Sorgato non ha mai partecipato alle cessioni di droga, ma ha solo procurato acquirenti. Un'intermediazione che comunque la legge punisce lo stesso. Da ieri alle 14 la corte presieduta da Michele Bianchi si è ritirata in camera di consiglio. La sentenza è previsto sia emessa tra sabato e lunedì. L'ultimo colpo di scena, mancato, ha inizio lunedì quando l'avvocato Enrico Cogo, legale del padovano Gilberto Sorgato, uno dei «vecchi» della banda, ha letto una lettera che gli era stata consegnata da Fausto Donà, uno dei luogotenenti più fedeli a Felice Maniero, soprattutto quando si trattava di fare affari con la droga. Come il capo anche Donà aveva deciso di collaborare con la giustizia. Attraverso la lettera affidata all'avvocato Cogo, Donà ha fatto sapere di essersi in precedenza sbagliato, di voler rendere delle dichiarazioni in merito alle accuse di spaccio di droga mosse nei confronti di Sorgato. Il 6 ottobre è iniziato al bunker di Mestre il Processo d'Appello alla mala del Brenta. A rappresentare la pubblica accusa Francesco Saverio Pavone che si è ritrovato davanti i «soldati» e i «colonnelli» di Felice Maniero. Pavone fu il primo magistrato che, all'inizio degli anni Novanta, riuscì ad incastrare e senza pentiti, la gran parte di loro. Una cinquantina di malavitosi - rispetto al primo grado una manciata di loro si è persa per strada in questi due anni perché i reati sono stati prescritti - che in primo grado avevano messo assieme una condanna per 532 anni di carcere e 700mila euro di multa. Quindici anni dopo gli arresti seguiti al pentimento di Maniero e oltre trenta per diversi reati, arriva la sentenza d'appello, per le persone ritenute responsabili di decine di reati. Ed è inevitabile che altre prescrizioni arrivino. Altri reati verranno prescritti quindi, altri malavitosi usciranno indenni. C'è poi chi avrà un'età grazie alla quale in carcere non ci andrà più. Sono le macerie del dopo pentimento di Maniero che certo ha garantito la giustizia solo in parte.
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