Processo al capitano: «Il pm deve astenersi»

Per il legale di parte civile, l’avvocato Aurora D’Agostino, il procuratore aggiunto Carlo Nordio avrebbe dovuto astenersi dal processo e, per sostenere l’accusa in aula davanti al Tribunale presieduto dal giudice Irene Casol, avrebbe dovuto arrivare un altro pubblico ministero. Il processo, cominciato ieri dopo mesi di rinvii, è quello al capitano dei carabinieri Claudio Martino, un tempo a capo della Radiomobile di Mestre e imputato di violenza sessuale nei confronti della sua ex fidanzata. Nordio ha sostenuto l’accusa per calunnia e falsa testimonianza nei confronti della giovane donna, chiedendone la condanna a una anno e un mese di reclusione: nella sua requisitoria avrebbe anche più volte sostenuto l’innocenza del carabiniere. Di fronte alla richiesta dell’avvocato D’Agostino, il magistrato ha sostenuto che poteva essere comprensibile e ha chiesto del tempo per poter conferire con il capo della Procura. Poi ha spiegato che renderà nota la decisione nella prossima udienza, quella del 12 marzo.
Quel giorno ci sarà anche l’imputato (ieri era assente, visto che ha deciso di farsi interrogare: il capitano è stato trasferito in Calabria e verrà appositamente per dire la sua. È già stato interrogato durante le indagini preliminari ed ha sostenuto che quel rapporto era consenziente. La giovane ha raccontato che ha dovuto subire un rapporto orale e anale dopo essere stata schiaffeggiata.
Ieri, sono stati sentiti i primi testimoni, quelli dell’accusa e quelli della parte civile. Il sovrintendente della Polizia giudiziaria che ha condotto le indagini ha riferito anche della perquisizione compiuta nella caserma dei carabinieri di via Miranese a Mestre, dove alloggiava il capitano e dove sarebbe avvenuta la violenza sessuale. Tra il materiale sequestrato anche un dischetto con le foto hard scattate dall’ufficiale all’allora fidanzata, ma anche a se stesso e ad altre donne che frequentava. Tra l’altro, a consegnare alcune foto era stata la stessa giovane: in una chiavetta Usb che aveva consegnato ai poliziotti immediatamente dopo aver firmato la querela c’erano anche alcune intercettazioni telefoniche di un’indagine della Procura antimafia che il capitano le aveva passato. Sono stati poi sentiti i due amici - una coppia - che l’avevano aiutata su sua richiesta quella sera del 16 gennaio 2010 dopo la violenza. L’avevano accompagnata al Pronto soccorso dell’Angelo e hanno spiegato che piangeva, che era sconvolta, ma che hanno insistito perché andasse in ospedale. Infine, è stata interrogata la psicologa del Centro antiviolenza del Comune alla quale la giova si era rivolta, la quale ha spiegato che era spaventata e che temeva le reazioni del capitano se avesse presentato la denuncia.
Giorgio Cecchetti
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