Pressing sul governo per un tavolo sul futuro del polo industriale

La richiesta di un tavolo per discutere come si svilupperà il polo industriale dopo la chiusura del cracking da parte di Eni, si fa sempre più pressante.
Ieri gli assessori regionali di dello Sviluppo Economico Veneto, Emilia Romagna e Lombardia hanno scritto a Roma per chiedere che dalle parole si passi ai fatti. Già negli scorsi giorni il senatore veneziano Andrea Ferrazzi aveva chiesto un segnale al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, ottenendo l’annuncio di un tavolo sul futuro di Porto Marghera e sulla condivisione delle scelte di Eni coordinato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. «Continueremo a fare pressione affinché l’annuncio si concretizzi in un vero tavolo», aveva detto Ferrazzi. Ieri gli assessori Roberto Marcato per il Veneto, Vincenzo Colla per l’Emilia Romagna e Guido guidesi per la Lombardia, hanno scritto a Giorgetti e a Cingolani per chiedere un incontro sulla situazione dei petrolchimici nell’area del quadrilatero delle tre regioni.
«Considerato l’impatto industriale e sull’indotto, oltre che sociale ed economico per tutto il Paese» ha detto Colla a nome di tutti «abbiamo chiesto la convocazione di un tavolo della chimica per affrontare tutte le tematiche emerse dopo gli incontri effettuati nelle tre regioni in merito allo sviluppo e agli investimenti sui petrolchimici di Marghera, Mantova, Ferrara e Ravenna».
La notizia che Versalis Spa avrebbe interrotto la produzione di cracking a Marghera, confermata da Eni, ha creato diverse tensioni tra i lavoratori. «La chiusura potrebbe comportare il rischio di un importante impatto sociale sui territori interessati» hanno detto in sintesi gli assessori «crediamo sia fondamentale affrontare tutte le tematiche legate allo sviluppo industriale di questi siti produttivi. Stiamo parlando di un grande gruppo multinazionale partecipato e data l'importanza che la chimica riveste per il Paese abbiamo deciso di portare il confronto ai tavoli ministeriali al fine di concordare formalmente tutte le garanzie sul futuro delle attività e dell’occupazione nel settore». —
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