Poste, scattano i tagli la Uil lancia l’allarme

Il segretario Vittone: «Si passerà da 115 a 85 zone con 30 portalettere in meno in tutto il Veneto Orientale che ha una popolazione di circa 250 mila abitanti»

È ufficiale: da lunedì 11 luglio parte la riorganizzazione del recapito postale nel Veneto Orientale. A lanciare l’allarme è la Uil Post di Venezia con il segretario Daniele Vittone che paventa enormi disagi nella consegna della posta. «A partire da quel giorno», dice, «delle 115 zone attuali ne rimarranno solo 75 più 10 zone plus per la posta pregiata, come raccomandate, notifiche pacchi Amazon, cioè si perdono 30 zone e di conseguenza 30 portalettere. Una follia, nonostante tutte le denunce fatte dalla Uil Post in questi mesi e l’intervento di alcuni sindaci delle zone interessate».

L’azienda va avanti per la sua strada, forte anche dell’accordo sottoscritto con le altre organizzazioni sindacali. «Il risultato», continua Vittone, «è che Cavallino perde tre zone, Eraclea con Jesolo e Caorle da 27 passano a 18 più tre plus e Portogruaro perde 14 zone. Pramaggiore e San Michele al Tagliamento ne perdono una ciascuno. Meglio non va a San Donà dove da 28 zone si passa a 17 più 4 plus, Fossalta Piave ne perde due e San Stino tre. Con questi numeri è evidente che i per i cittadini ricevere la posta sarà un miraggio visto che su una popolazione di circa 250.000 abitanti presenti nel Veneto Orientale ci saranno 85 portalettere circa.

Quindi il servizio, che già presenta molte carenze, da quella data sarà garantito solo tre volte alla settimana. Un modello di recapito che sta facendo acqua da tutte le parti nei centri dove è già partita la sperimentazione. Per la Uil Post è chiaro che il diritto dei cittadini di fruire di un servizio di pubblica utilità qual è il servizio universale deve essere garantito nella stessa misura in tutto il territorio nazionale, non è tollerabile.

Il sindacato evidenzia un trattamento diverso tra i cittadini, dovuto solo alla collocazione geografica, cittadini di serie A e cittadini di serie B. «Inoltre, il Governo», conclude, «ha deciso un’ulteriore privatizzazione di Poste Italiane, che rischia di far perdere il controllo pubblico sull’Azienda. E tale scelta pone notevoli e preoccupanti interrogativi mettendo a rischio l’unicità aziendale e il ruolo sociale e strategico che Poste svolge per i cittadini di questo Paese. Adesso non è più rimandabile un confronto con il Governo, che ci garantisca definitivamente tre elementi imprescindibili e irrinunciabili: la funzione sociale di Poste Italiane, l’unicità aziendale e la tenuta occupazionale del Gruppo Poste».

Giovanni Cagnassi

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