«Portuali lavoro usurante» Incentivi ai pensionamenti
Novità anche sul fronte del lavoro dei portuali. Nel decreto Milleproroghe licenziato dal consiglio dei ministri, che ora dovrà essere convertito dal Parlamento, il governo ha inserito un emendamento che riconosce il lavoro usurante dei portuali di Venezia, «obbligando l’Autorità del Porto a destinare l’uno per cento delle entrate proprie derivante dalle tasse di imbarco e sbarco delle merci, per finanziare misure di incentivazione al prepensionamento anticipato per i lavoratori».
Inoltre è stato prorogato al 30 giugno 2022, con un fondo di 2 milioni, il termine per le Compagnie portuali per ristorarle dei mancati ricavi dovuti ai cali dei traffici per l’emergenza Covid. «Una boccata d’ossigeno per il porto di Venezia e gli altri scali italiani», spiega Pellicani, «si tratta di una norma che il Pd inseguiva da mesi, da ultimo in occasione della Legge di Bilancio, finalmente accolta dal Governo, che risponde alle esigenze di tanti lavoratori del porto di Venezia e del resto d’Italia. I lavoratori portuali non possono continuare a svolgere attività usuranti e pericolose a tutte le età. Non possono continuare a lavorare nelle stive delle navi a sessant’anni».
Il lavoro al Porto resta però tasto dolente. Lo sanno bene tutti quei lavoratori impiegati nel settore crocieristico, alle prese con sussidi mai ricevuti e ritardi indecifrabili. E questo mentre i lavori per l’adeguamento delle banchine di Porto Marghera, nei terminal di Tiv e Vecon, ricevono per la prima volta un’indicazione precisa sui tempi, e i primi due accosti vengono programmati per il 9 e il 23 aprile. A cantieri e incontri per chiudere gli accordi per la gestione dei passeggeri, corrisponde l’immobilismo sul fronte ristori. Ad oggi infatti non si sa quando arriveranno gli indennizzi per i lavoratori del Porto che attendono da novembre di sapere qualcosa sul loro futuro. L’ultimo decreto ha previsto un fondo complessivo di 35 milioni per il 2021 e di 22,5 per il 2022 e 10 milioni per la cassa integrazione 2021 e 2022. Le cooperative aspettano. —
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








