Porto Marghera: Vinyls in macerie, scatta l’allarme

Martedì un tavolo in Prefettura per garantire pulizia e messa in sicurezza dell’area abbandonata da 6 anni. Arpav al lavoro

MARGHERA. Gran parte di Porto Marghera resta un deserto industriale, pieno di capannoni, impianti fatiscenti e terreni imbottiti dei peggiori inquinanti tossici e bioccumulabili. Ma lo scandalo degli scandali resta la Vinyls, con i suoi vecchi e pericolosi impianti del ciclo del cloro che sono stati, nel decennio scorso, al centro del processo per le vittime del cvm.

Hanno prodotto cloruro di vinile monomero e pvc per quasi cinquant’anni e da oltre sei sono fermi, ma a tutt’oggi gli impianti di Vinyls Italia (ex Ineos) sono ancora in piedi e solo nella prima fase di smontaggio le acque piovane contaminate vengono raccolte in apposite vasche e poi smaltite con soldi pubblici e le bonifiche dei terreni imbottiti di pericolosi clorurati restano un miraggio, come nel resto di Porto Marghera malgrado ci sia un piano di bonifica dell’area autorizzato da anni.

Impianti vecchi e invenduti. Le foto scattate ieri mattina all’interno della Vinyls parlano da sole e inquietano: macerie ed enormi pozzanghere nei piazzali, tubazioni, depositi e autoclavi sventrati in attesa dello smontaggio finale, reattori e turbine pericolanti. Lo stato degli impianti vecchi e industrialmente superati è a tal punto che nemmeno l’americana Ipp che li aveva acquistati per venderli non è riuscita a trovare nessuno in tutto il pianeta che li volesse, nemmeno nelle peggiori aree industriali del Terzo Mondo. Del resto la Vinyls - già di proprietà di Montedison, poi di Enimont, quindi di Enichem che li ha ceduti al fondo Evc che a sua volta li ha ceduti a Ineos che li ha venduti al trevigiano Fiorenzo Sartor che nel giro di due mesi l’ha portata al fallimento – è ancora in procedura fallimentare e in amministrazione straordinaria, con sei dipendenti attivi per il presidio di sicurezza degli impianti.

Un tavolo in Prefettura. La situazione dal punto di vista della sicurezza ambientale e sanitaria è talmente grave che per garantire l’effettiva pulizia e messa in sicurezza delle aree di Vinyls è stato istituito un apposito tavolo in Prefettura a Venezia che si riunirà martedì prossimo. L’americana Ipp che li aveva acquistati ha affidato la pulizia e lo smontaggio ad una ditta in appalto (Mcm) che a sua volta è fallita e ora è stata incaricata una nuova azienda (la Rigato di Marghera) mentre il recupero e lo smaltimento delle acque piovane contaminate che vengono raccolte in apposite vasche e poi smaltite all’SG3, sono stati affidati da Veneto Acque (controllata della Regione) alla Sirai di Vincenzo Marinese.

Un miliardo e mezzo per la Chimica verde
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L’Arpav al lavoro. «La situazione è sotto controllo», riferiscono gli operatori dell’Arpav (l’agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente) che negli ultimi tre anni seguono costantemente il caso-Vinyls. «Gli impianti sono stati lavati e ora in via di smontaggio, mentre le acque piovane contaminate vengono raccolte in 3 vasche con carboni attivi e poi smaltite in tutta sicurezza». L’Arpav riferisce, inoltre, che è stato presentato recentemente in Prefettura un progetto per un nuovo impianto fognario in grado di sostituire quello esistente intasato da profondi strati di fanghi contaminati.

Il danno e la beffa. «A conti fatti», conclude Riccardo Colletti, segretario generale dei chimici della Cgil, «viene da domandarsi chi ci ha guadagnato da un’operazione di chiusura come quella che ha interessato Vinyls che ha visto la perdita di posti di lavoro, l’abbandono di un’area fuori controllo, costi per le bonifiche distribuiti a pioggia e soprattutto a carico delle istituzioni pubbliche e bonifiche ben lontane dall’essere compiute».

 

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