Porto Marghera, i sindacati: «Bonifiche, niente trionfalismi»

Giudizi prudenti dei sindacati sull’accordo di programma. Confindustria: «Mancano i protocolli»
foto marghera per vm601f
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MARGHERA. «Bell’accordo, speriamo solo che non faccia la fine di quelli che l’hanno preceduto, tutti inapplicati», sbotta il segretario dei chimici della Uil veneziana, Maurizio Don, all’indomani della firma dell’accordo di programma per la bonifica e la riqualificazione di Porto Marghera. La prudenza è d’obbligo per chi da decenni assiste alla progressiva chiusura delle maggiori industrie di Porto Marghera malgrado la sfilza di accordi di programma per lo sviluppo sottoscritti nel 1998, 1999 e 2001, poi riaggiornati nel 2006 e nel 2010. I sindacalisti veneziani preferiscono una «saggia prudenza fondata sull’esperienza e sulla conoscenza dei fatti con creti», ai toni trionfalistici con cui il ministro Clini e il governatore Zaia - dopo la firma dell’accordo sottoscritto anche da Comune, Provincia, Porto e Magistrato alle Acque - hanno annunciato al mondo la «svolta epocale» che garantirà un futuro di sviluppo alle centinaia di ettari di aree industriali inquinate e abbandonate.

La Confindustria veneziana, per bocca del vicepresidente, Vincenzo Marinese, si sbilancia di più e parla di un «accordo storico» a cui però bisogna ora dare attuazione con «immediati protocolli operativi che diano la certezza dei costi e dei tempi per le operazioni di bonifica e messa in sicurezza delle aree contaminate da riutilizzare».

«Ben venga il nuovo accordo per Porto Marghera», spiega Gerardo Colamarco, segretario generale della Uil del Veneto, «perché permetterà di sciogliere molti nodi burocratici che bloccano gli investimenti in un polo industriale dove c’è ancora spazio per la chimica, che porta con sé ricerca e innovazione e per altre nuove attività industriali. Ma per dargli concretezza occorrerà trovare chi è disposto a investire, in un momento di difficoltà economica come quello attuale: per questo la Regione deve mettere Marghera tra le priorità dei suoi programmi di sviluppo».

Per Lino Gottardello, segretario generale della Cisl veneziana, l’accordo sottoscritto l’altro ieri a Venezia «rientra negli obiettivi indicati da tempo per il riconoscimento dell’Area di crisi complessa del dicembre 2010. «Si tratta di un importante passo in avanti», aggiunge, «dopo l’accordo regionale del 2007, l’approvazione del Pat del Comune di Venezia che, come le tessere di un mosaico è molto complesso, deve ora essere integrato con la messa a disposizione di aree per nuovi investimenti, attraverso modalità che evitino le speculazioni e lungaggini. La crisi in atto, infatti, non aiuta a recuperare il tempo perduto e sarà quindi necessario dar prova agli investitori, a cominciare dai titolari dell’Oleificio Medio Piave intenzionati ad acquisire le aree di Vinyls e Syndial, che è davvero iniziata una nuova stagione. Per questo è importante che la Regione convochi quanto prima i componenti del Tavolo per Porto Marghera e si proceda alla valutazione dello stato di avanzamento di ogni progetto di investimento, al fine di facilitarne l’iter e di dare risposta ai tanti lavoratori disoccupati che da anni attendono una proposta di rioccupazione che non arriva».

Anche il segretario generale della Cgil veneziana, Roberto Montagner, insiste sulla necessità di «convocare immediatamente il Tavolo permanente sul futuro di Porto Marghera, un tavolo con i rappresentanti sindacali e gli industriali che sarebbe satato meglio convocare prima della firma di questo accordo che rischia di essere, come i precedenti, fatto di tanto f umo e poco arrosto».

Secondo la Cgil concretizzare l’accordo appena sottoscritto «bisogna coinvolgere direttamente il ministero dello Sviluppo Economico per consolidare i programmi futuri delle aziende strategiche controllate dallo Stato, come Fincantieri, Enel e, non da ultima l’Eni che resta proprietaria di una gran parte delle aree industriali dismesse e ora in procinto di disimpegnarsi dalla raffineria di petrolio».

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