Piron al sindaco: «Faccia sentire la sua voce»

Il segretario della Cgil: Mestre sta diventando un non luogo pieno di negozi chiusi, agisca
«Chiude un gruppo industriale a Mestre e in centro città ma non per crisi. Il negozio funziona bene ma ci sono all’origine della scelta di chiudere delle scelte commerciali che non stiamo comprendendo». Enrico Piron, segretario della Cgil veneziana era ieri mattina davanti al centro Le Barche a distribuire volantini assieme ai sindacalisti della Filcams Cgil e alle commesse della catena di abbigliamento che dal 25 agosto rimarranno a casa senza alcun paracadute sociale.


Piron lancia un chiaro messaggio all’amministrazione comunale veneziana. «Ci aspettiamo una presa di posizione della giunta comunale perché il loro silenzio su questa vicenda comincia a pesare. Il sindaco dice che sta facendo investimenti per Mestre e che vuole rilanciare la città. Giustissimo. Ma come mai invece chiudono i negozi e aprono centri commerciali? Mestre sta diventando un non luogo e stamattina quando sia arrivati alle 9.30 per organizzare il presidio non c’era nessuno in giro. Questa è la situazione. E all’amministrazione comunale ricordo, soprattutto, che ci sono 25 donne che stanno perdendo il lavoro e lo perdono non per crisi ma per una scelta imprenditoriale. Il Comune faccia sentire la sua voce. Visto che la catena H&M ha annunciato di chiudere a Mestre non perché gli affari vanno male nei tre piani occupati del centro “Le Barche” ma di aver scelto di chiudere quattro punti vendita tra Milano e Mestre per aprirne altri, le prospettive per le 25 lavoratrici della struttura di Mestre sono tutt’altro che rosee.


Piron lo ricorda a chiare lettere: «Già la crisi la stanno pagando le donne in questo paese. Poi ci mettiamo anche scelte diverse, come questa. Sono 7 le proposte di dislocazione nel territorio avanzate a 27 lavoratrici coinvolte che stanno perdendo il posto. Le altre stanno aspettando una proposta perché la risposta che sta arrivando è di andare a lavorare in posti molto lontani da qui. A Cremona come a Pinerolo. Ma sono persone che vivono con mille euro al mese di stipendio. Come fanno a spostarsi di migliaia di chilometri con una famiglia e una vita. Per noi questa vicenda rimane e continua ad essere inaccettabile».
(m.ch.)


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