Il piano del provveditore contro le classi ghetto: «Il benessere dei bambini sia al centro»

Torna l’ipotesi della distribuzione degli iscritti stranieri per evitare picchi. Il Comune: «Noi aperti al dialogo» 

Maria Ducoli
L'istituto Comprensivo Giulio Cesare è il più multietnico del Veneziano
L'istituto Comprensivo Giulio Cesare è il più multietnico del Veneziano

Una soluzione per evitare le classi ghetto all’Istituto Comprensivo Giulio Cesare di Mestre c’è. E si trova nel cassetto del direttore dell’Ufficio scolastico regionale (Usr), ed ex ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che dice basta alle strumentalizzazioni politiche e alle ingerenze nella didattica.

«Al centro ci dev’essere sempre il benessere dei bambini. Se poi si vuole buttare tutto in politica, io mi tiro fuori». L’alto tasso di alunni non italofoni non ha colto di sorpresa Bussetti che fa sapere di aver convocato ancora mesi fa una riunione con i dirigenti scolastici mestrini per fare il punto.

La riunione

«Questa situazione era prevedibile», spiega Bussetti, «tant’è che ho già incontrato i presidi della città e li ho trovati molto collaborativi. Insieme, abbiamo studiato una proposta che tengo nel cassetto, pronta qualora servisse metterla a terra».

Chi ha partecipato a quella riunione, fa sapere che il direttore dell’Usr ha parlato di «un lavoro sinergico tra istituti che condividono una visione di scuola aperta e rinforzata nelle proprie specificità», definendolo «un progetto virtuoso».

L’ipotesi

Sembrerebbe tornare in auge una proposta spuntata già qualche anno fa, in cui si ipotizzava di favorire una distribuzione più equa delle iscrizioni degli studenti di seconda generazione tra le scuole mestrine.

«Più che una proposta», risponde Bussetti, «è un modello organizzativo che sì, potrebbe essere fattibile, ma è chiaro che spostare i bambini in altri istituti ha un costo che non dipende dall’Ufficio scolastico. Potremmo essere pionieri nel proporre una soluzione che favorisce l’integrazione, sempre nel rispetto dell’autonomia scolastica e dei dirigenti».

Qualora si pensasse effettivamente a “diluire” la presenza degli alunni non italofoni tra i banchi della Giulio Cesare, il Comune avrebbe un ruolo strategico nel predisporre, ad esempio, dei pulmini per portare i bambini negli altri istituti più distanti da casa.

L’assessora: «Noi ci siamo»

L’assessora alle politiche educative, Maika Canton (FdI), si dice in prima linea per trovare una soluzione a questa situazione: «Ribadiamo che le iscrizioni scolastiche, la formazione delle classi e i criteri di distribuzione degli alunni non rientrano nelle competenze del Comune», ricorda, «Si tratta di materie che fanno capo all’amministrazione scolastica statale e, sul territorio, all'Ufficio scolastico. Ciò non significa però che il Comune sia rimasto o intenda rimanere alla finestra. Siamo già al lavoro, attraverso un dialogo costante e sempre aperto con il Provveditorato, per individuare ogni soluzione concretamente percorribile e venire incontro il più possibile alle esigenze degli studenti, delle loro famiglie e del personale scolastico».

I numeri

A far scoppiare il caso, nei giorni scorsi, la pubblicazione dell’elenco degli iscritti alla Giulio Cesare. Da sempre, l’istituto comprensivo di via Cappuccina è il più multietnico del Veneziano e quest’anno il fenomeno ha riguardato anche la scuola dell’infanzia e le medie.

Nelle due materne, infatti, il 98% dei bimbi iscritti è italiano di seconda generazione: solo due i cognomi italiani su 102. Alle medie, su sei sezioni quattro sono formate esclusivamente da ragazzini “con background migratorio”, tra cui una solo di alunni di origine bengalese. I cognomi italiani, in totale, sono solo dieci.

Bussetti: «Sono una risorsa»

«Questo discorso non deve essere discriminante», fa presente Bussetti davanti ai numeri degli iscritti, «dobbiamo ricordarci che questi studenti sono una risorsa e la scuola ha il dovere di dare loro le migliori opportunità per crescere e formarsi nel miglior modo possibile. Qualora questa situazione rappresentasse un problema, cosa che per me non è, si può dialogare per trovare una soluzione».

L’ex ministro del governo Conte I, assegnato all’Usr del Veneto nel 2023 in quota Lega, sembra quindi smarcarsi dalle opinioni di Salvini, a cui era molto vicino durante il suo periodo in viale Trastevere.

Il vicepremier, infatti, dal 2024 sta proponendo di inserire un tetto massimo del 20% di studenti di origini straniera in ogni classe.

Tuttavia, l’attuale ministro Valditara - probabilmente anche a causa della pioggia di critiche arrivate dall’opposizione a Salvini dopo le sue dichiarazioni - ha puntato su una via meno divisiva stanziando, nel 2024, 12,8 milioni di euro per l’integrazione scolastica.

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