Pochi pediatri nelle Usl del Veneziano: sono dieci i Comuni scoperti

Nonostante l’inverno demografico i pediatri non bastano per tutti. I Comuni sprovvisti sono Ceggia, Cona, Cinto Caomaggiore, Fossalta di Piave, Fossalta di Portogruaro, Fossò, Pramaggiore, Quarto, Stra e Teglio Veneto

Maria Ducoli
Emergenza pediatri in provincia di Venezia
Emergenza pediatri in provincia di Venezia

Mentre l’inverno demografico svuota le culle, i pediatri non bastano comunque per tutti. Sono dieci i Comuni della provincia di Venezia privi del servizio, una situazione che rischia di trasformare una prestazione sanitaria di base in un percorso fatto di spostamenti, attese e difficoltà organizzative.

La mappa

I comuni sprovvisti sono Ceggia, Cona, Cinto Caomaggiore, Fossalta di Piave, Fossalta di Portogruaro, Fossò, Pramaggiore, Quarto, Stra e Teglio Veneto.

Quattro nell’Usl 3, il resto nel Veneto Orientale, che maggiormente risente dei disagi legati alla carenza dei pediatri.

Il dato restituisce la dimensione territoriale di una criticità che riguarda soprattutto i Comuni più piccoli, dove la presenza dei servizi sanitari di prossimità è fondamentale. Il pediatra di libera scelta rappresenta, infatti, uno dei primi punti di riferimento per le famiglie.

Non si tratta soltanto di visitare un bambino quando ha la febbre o un problema di salute: il pediatra segue la crescita, valuta lo sviluppo, accompagna le vaccinazioni e intercetta eventuali situazioni che richiedono ulteriori approfondimenti specialistici. La possibilità di rivolgersi a un pediatra in un Comune vicino può attenuare il problema, ma non lo risolve del tutto. Il rischio è, infatti, quello di creare una sanità sempre più concentrata nei centri maggiori, mentre i piccoli Comuni finiscono per perdere progressivamente servizi essenziali.

Doria: «Tutti assistiti»

Per Mattia Doria, segretario per il Veneto della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), la situazione veneziana è complessivamente buona rispetto ad altre zone del Veneto, come la provincia di Padova dove sono ben 58 i Comuni senza pediatri. «In questo momento», spiega Doria, «non ci sono bambini che non hanno l’assistenza pediatrica. I medici attivi, considerando anche il calo demografico, riescono a coprire tutte le necessità».

Il caso Pellestrina

Un caso a sé è quello pellestrinotto. «Lo scorso anno un pediatra del centro storico aveva dato la sua disponibilità per aprire un ambulatorio aggiuntivo al Lido, a cui avrebbero potuto appoggiarsi anche le famiglie di Pellestrina», fa sapere Doria, «tuttavia le famiglie hanno preferito continuare a utilizzar e il servizio dell’Usl 3, con un pediatra in pensione che esercita sull’isola, quindi del nuovo ambulatorio non se ne è fatto più nulla».

L’assistenza over 14

Gli appuntamenti sono già calendarizzati: da settembre, durante i tavoli per la definizione dell’accordo integrativo regionale, si parlerà anche della proposta - nell’aria da tempo - di innalzare l’assistenza pediatrica fino ai diciotto anni.

La decisione finale, ovviamente, verrà presa ai tavoli in cui si discuterà dell’integrativo nazionale. L’ipotesi più plausibile, intanto, è che l’età massima per essere assistiti da un pediatra venga innalzata a sedici: oggi, infatti, si può essere seguiti dal pediatra fino a 14 anni, oppure 16 anni in casi particolari, ad esempio in presenza di patologie croniche o nel caso di richiesta specifica e motivata della famiglia.

«Sicuramente non sarà una cosa improvvisa ma ci sarà una transizione graduale», fa sapere Doria, «e l’intenzione del Ministero è quella di stabilire una modalità definitiva e non discrezionale, quindi, se effettivamente l’età per l’assistenza pediatrica verrà innalzata, le famiglie non avranno margine di scelta».

Questo, inevitabilmente, porterà a un leggero calo degli assistiti dai medici di base anche se, ribadisce Doria, si tratterà di una variazione minima. «Forse darà un minimo di respiro in più ai medici, certo», ammette, «ma non li alleggerirà del carico importante cha hanno ora».

Zone carenti

Negli anni, l’Usl e la Regione, in collaborazione con i sindaci, hanno sperimentato nel tempo strumenti per individuare e coprire le zone carenti. Ma, in alcune realtà, il problema è difficile da risolvere.

 

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