Palude Venezia, l'ex direttore generale di Avm si difende in aula: «Boraso non raccomandava nessuno»
Giovanni Seno, accusato di turbativa d’asta in concorso, ha parlato nel corso nell'udienza preliminare a carico dell’ex sindaco Brugnaro e altri 24 imputati: «Da Boraso nessuna raccomandazione, era però preoccupato per le aziende locali che riteneva venissero schiacciate da quelle da fuori»

L'ex direttore generale del gruppo Avm Giovanni Seno è stato sentito mercoledì 15 luglio in aula bunker a Mestre nell'udienza preliminare che scaturisce dall’inchiesta Palude, che vede indagati l'ex sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e altre 24 persone.
Davanti al gup Andrea Innocenti, Seno si è difeso dall'accusa di turbativa d'asta in concorso con l'avvocato Fabio Cacco e con l'imprenditore Mario Rossini, in merito a un bando pubblicato a gennaio 2023 dall'azienda veneziana della mobilità per l'affidamento del servizio di pulizia quadriennale degli edifici, dei depositi, delle officine e dei mezzi navali e via terra. Stando alle accuse, gli indagati avrebbero turbato la gara per favorire la Open Service srl dello stesso Rossini, in concorso con l'ex assessore comunale Renato Boraso.
Rispondendo alle domande del suo legale Marco Vianello e dei pm veneziani Roberto Terzo e Federica Baccaglini, Seno ha ripercorso i rapporti con gli altri indagati, precisando che lui e Rossini si conoscono «da cinquant'anni» in quanto cresciuti nello stesso paese, senza però aver «mai avuto una frequentazione abituale».
Tra gli episodi al centro dell'interrogatorio c'è stato un pranzo tra i due il 31 gennaio 2023, durante il quale, stando alla deposizione di Seno, Rossini gli chiese del bando delle pulizie per «capire esattamente in cosa consisteva. Io ho ripetuto le stesse cose che dicevo pubblicamente nel periodo del Covid - ha spiegato - e poi ho ricontrollato che fossero tutte informazioni reperibili su nostri siti». Dopo il pranzo, «Rossini mi chiese se il fatto che io e lui ci conoscessimo potesse creare imbarazzo se lui avesse partecipato al bando. Gli dissi assolutamente no se rispettavamo le regole e che, proprio perché eravamo nel mezzo di una vertenza sindacale, il rispetto delle regole in questo bando era fondamentale».
Molte delle domande sono state poi incentrate su un messaggio Whatsapp inviato a seguito del pranzo da Seno a Rossini: «Mi chiese se potessi fargli appunto scritto così che lui potesse ragionare», ha spiegato l'imputato, «Io tornai in ufficio e gli feci questo Whatsapp».
Nel corso dell'interrogatorio, l'ex direttore di Avm ha sottolineando che «non è mai capitato che Boraso dicesse 'ti raccomando questo o quello'. Più che altro - ha detto - esternava delle preoccupazioni in difesa delle aziende locali che riteneva venissero schiacciate dalle aziende da fuori».
Anche negli incontri successivi, «né Rossini né Boraso mi hanno portato all'evidenza che stavano chiedendo dei vantaggi a favore di qualcuno».
Slitta all'udienza del 16 settembre per problemi di salute l'interrogatorio di Luis Lotti, referente italiano del magnate di Singpore Ching Chiat Kwong. Stando al nuovo calendario, Brugnaro dovrebbe essere sentito il 16 ottobre, dopo gli esami in aula il 25 settembre di Morris Ceron e Derek Donadini, fedelissimi dell'ex primo cittadino.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








