Palazzetto dello sport ai Pili, è bagarre

VENEZIA. Il Taliercio è un catino incandescente e la Reyer una squadra da scudetto e sfide internazionali, che necessita di spazi a norma: su questo, tutti concordano.
A Venezia e Mestre serve perciò un nuovo palazzetto dello sport, come già lo stadio: e anche su questo sono tutti d’accordo.
Provoca, però, variegate reazioni critiche l’annuncio fatto nei giorni scorsi dal sindaco Brugnaro di essere ormai pronto a spogliarsi del controllo delle società della galassia Umana, affidandole a un blind trust (come previsto dalla legge 215/2004) per evitare accuse di conflitto di interesse.
Soluzione già promessa, accompagnata però dal contemporaneo annuncio del sindaco di voler rimettere in moto il progetto urbanistico per realizzare il nuovo palazzetto da 10 mila posti ai Pili: un impianto nel quale far giocare la sua Reyer, costruito su terreni di proprietà e progetto della “sua” Porta di Venezia, società che pure con il blind trust non gestirà più.
Concordi le critiche dell’opposizione riguardo la partita delle autorizzazioni urbanistiche, che sarà comunque in mano alla giunta Brugnaro. Detto questo, la soluzioni Pili piace ad alcuni e le porte si socchiudono.
«Sul blind trust non gli credo più, faccio fatica a dare fiducia alle sue parole: il sindaco è in ritardo di due anni», commenta il capogruppo M5s Davide Scano, «sinora è stato un florilegio di conflitti di interesse e cose inopportune: la convenzione culturale con Chiusi dove ha un’azienda di chianine, il Padiglione Venezia con le opere della “sua” Abate Zanetti; una società del gruppo Umana che fornisce a Vela le pellicole pubblicitarie per i mezzi Actv. In teoria, sul palazzetto ai Pili sono possibilista: c'è vecchio laboratorio Iuav seguito da Stefano Boato che pone lì una struttura. Piuttosto che farne parcheggi, meglio un palazzetto, dobbiamo recuperare Porto Marghera».
Di parere diverso il Pd, che stadio e palazzetto li vuole a Tessera.
«Sono molto felice dei risultati della Reyer - premette il capogruppo Andrea Ferrazzi, «è evidente che c'è un problema vero di carenza di impianti ed è per questo che il Pat aveva predisposto gli strumenti urbanistici per fare stadio e palazzetto nella stessa area di Tessera, con procedura velocizzata grazie al Piano Stadi Delrio. Ci sono gli accessi: la bretella autostradale e la fermata Sfmr. Io sono perché si facciano velocemente entrambi, la città ne ha bisogno. Ma se sui Pili “prima” decido cosa fare e “poi” faccio blind trust, non va bene. Se poi hai comprato 10 ettari a pochi soldi perché il terreno era inquinato, lo riqualifichi grazie all’accordo ministeriale sulle bonifiche e ci progetti anche il palazzetto facendo il salvatore della patria, i conti non tornano».
Brugnaro a proposito dell’acquisto ha sempre raccontato di essersi ritrovato da solo, alla gara pubblica.
«Il blind trust deve essere nella testa più che sulle carte. Se uno vuole un ruolo pubblico, dovrebbe all'inizio di mandato dividere in maniera netta interesse privato e pubblico», commenta il senatore-consigliere Felice Casson, «quella del sindaco è una decisione positiva, seppur in ritardo, se riguarderà tutti i conflitti di interesse delle sue società in Comune, come risulta dalle interrogazioni che abbiamo fatto. Indubbiamente Venezia ha bisogno di un palazzetto e uno stadio, ma va inserito dentro un progetto di città che ora non c'è».
«Meglio tardi che mai», chiosa Renzo Scarpa, del Gruppo Misto, «quando lo farà davvero, ragioneremo su tutte le cose che proporrà come semplice sindaco, libero dai conflitti di interesse. Il palazzetto va fatto. Punto. Dove è però una discussione strategica che va a tutto campo che Brugnaro non può fare come proprietario della Reyer, dell’area, dell’intervento. Come sindaco deve dire quali progetti ha ricevuto e dev’essere la città a scegliere la migliore collocazione per il nuovo palazzetto».
«Il sindaco ha sempre dichiarato alla stampa la volontà di procedere con il blind trust, ma non ne ha mai parlato in maggioranza», commenta la capogruppo di Forza Italia, Deborah Onisto, «se lo farà veramente, Brugnaro metterà il suo intero patrimonio nelle mani di altre persone e non potrà decidere su un euro. Un’operazione davvero di grande veduta per un imprenditore: se lo fa, tanto di cappello. Dopo di che, il palazzetto serve».
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