Ottantadue anni fa il bombardamento di Mestre e Marghera
Le foto e i dati dall’Atlante dell’Iveser. Il ricordo di Ennio Zara, appassionato di storia di Marghera

28 marzo 1944. Mestre e Marghera vengono pesantemente bombardate dall'aviazione alleata: 173 vittime civili, 270 feriti, centinaia di edifici distrutti, 4.000 sfollati.Lo ricordano dall’Iveser, l’Istituto veneziano di storia della resistenza e della società contemporanea che ricorda oggi un pezzo di storia terribile della storia contemporanea della nostra città. Per chi vuole approfondire c’è ora l’Atlante dei bombardamenti , che mappa e censisce in tutto il Veneto i bombardamenti e gli effetti tra il 1940 e il 1945. Un grande contributo alla memoria della Seconda guerra mondiale, ricordando anche le troppe vittime civili.

In questi giorni alla nostra redazione, come ogni anno, è arrivato anche il ricordo di Ennio Zara, appassionato di storia di Marghera, che ha voluto inviarci uno scritto dedicato proprio al ricordo del bombardamento del 28 marzo 1944 su Marghera.

Il ricordo di Ennio Zara di Marghera
Porto Marghera è stata bombardata da un aereo francese già nella serata del 13 giugno del 1940, e dunque dopo soli tre giorni dall'entrata in guerra dell'Italia, e pur causando feriti lievi e pochi danni materiali quell'azione avrà comunque grande effetto psicologico. Apparendo infatti a tutti incredibile quell'incontrastato raid compiuto dal capitano Daillères a bordo del "Jules Verne", che altro non era se non un apparecchio civile dell'Air France. Aereo che giorni prima era stato addirittura su Berlino, capitale del 111° Reich, e che dopo il passaggio su Porto Marghera puntava su Roma per lanciare manifestini che tanto fastidio daranno al regime. Rientrando infine indisturbato alla base di partenza, a Bordeaux, sulla costa atlantica, e quindi a dir poco ridicolizzando la nostra roboante difesa nazionale.
Ed a seguire, nella notte fra il 12 ed il 13 gennaio del '41, un'incursione simile, e dai simili effetti, la ripeteranno sei "Wellington" della R.A.F partiti dal sud dell'Inghilterra, ed uno di questi, colpito da tiro di mitragliatrice di una nave della Regia Marina ormeggiata alla Giudecca, era stato abbattuto, e l'intero equipaggio, recuperato incolume in laguna, sarà fatto prigioniero.
Il 6 ottobre del 1943 avranno invece ben più gravi conseguenze le bombe sganciate in due ondate successive sul parco ferroviario di Marghera/Catene da quadrimotori B-17 e B-24 della 12 A.F. americana decollati da una base algerina perché quel giorno, oltre alla distruzione di officine e materiale rotabile, fra chi lì lavorava e chi abitava nel vicino agglomerato urbano si conteranno più di cento morti, e tuttora, sul luogo della tragedia, una via denominata VI ottobre ricorda l'accaduto.

Voli su territori ostili di centinaia di chilometri spesso resi difficili da condizioni meteo avverse quelli citati, ma voli che per gli Alleati sbarcati in Sicilia nel luglio '43 diverranno inutili, in quanto grazie alla loro rapida avanzata sul continente già alla fine di quell'anno potranno disporre degli aeroporti dell'Italia del sud, ed altre piste, per ancor meglio operare, le costruiranno in breve, specialmente in Puglia, nel foggiano.
Ecco allora che da quei momenti il veder volare alti nel cielo fra bianche strisce di condensazione centinaia di bombardieri che scortati da altrettanti caccia si dirigevano su obiettivi in Austria e Germania sarà cosa di tutti i giorni, e per la gente di qui, sapendoli andare così lontani, pure cinicamente tranquillizzante.
Situazione che però, sia per l'importanza dei nostri impianti industriali, sia del nodo ferroviario di Mestre sempre trafficato da convogli di truppe tedesche, o carichi di materiale bellico di ogni sorta diretto a sud o verso il fronte orientale, nonché punto di arrivo del petrolio romeno destinato alle raffinerie di Marghera, non sarebbe potuta durare ancora a lungo, ed il triste presagio si avvererà il 28 marzo '44.
Un giorno tragico che oggi solo pochi anziani al tempo bambini possono ancora dire d'aver vissuto per davvero. Ma un giorno di cui anni fa grazie ai testimoni dei fatti molto si è scritto, e così si sa che i quadrimotori americani erano arrivati in tarda mattinata da sud scaricando bombe già in barena e sulla campagna senza colpire, per fortuna, né i depositi della polveriera della Marina, né l'abitato di Malcontenta, ma attimi dopo, proseguendo le ondate di quei maledetti, prima a Marghera, e poi a Mestre sarebbe scoppiato l'inferno!
Che lì vi fosse stata tanta distruzione infatti, e che lì vi fossero state tante vittime lo si capiva fin da lontano e, non si sa come arrivate, a Malcontenta girarono presto voci che le bombe sganciate da un altro quadrimotore americano forse in difficoltà, e dunque per alleggerirsi per rientrare prima alla base, avevano causato dei morti anche a Mira.
Morti e feriti che si conteranno invece a decine nel quartiere urbano di Marghera che era stato pesantemente colpito anche nel patrimonio edilizio, risultando così distrutti circa 400 appartamenti ed altrettanti danneggiati. Danni poi anche alla scuola elementare Grimani, agli impianti dell'acquedotto ed agli stabilimenti industriali situati lungo via Fratelli Bandiera, ed a Mestre, dove si scopriranno altre vittime innocenti, il peggio l'avranno la stazione ferroviaria e le aree limitrofe, tanto che in via Piave finirà distrutta pure la chiesa della Beata Vergine di Lourdes. E quelli qui elencati, oltretutto in modo incompleto, sono solo gli effetti visibili di quello che è stato quel terribile bombardamento perché degli effetti psicologici sulla popolazione, e sui bambini, specialmente, nessuno ha mai parlato.
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