Paziente, oss e suora con la scabbia: scatta l’isolamento al San Camillo

Il caso all’ospedale agli Alberoni. Il paziente era stato inviato da un dermatologo ma la diagnosi era sbagliata ed era stato fatto rientrare. Quando un operatore ha contratto la patologia, è stata attivata la profilassi: bloccate le visite dei parenti, isolata la comunità delle religiose

Maria Ducoli
L'ospedale San Camillo agli Alberoni
L'ospedale San Camillo agli Alberoni

Caso di scabbia all’ospedale San Camillo, isolato l’intero terzo piano della struttura agli Alberoni e le suore che operano al suo interno, in seguito all’ipotesi di contagio di una di loro, che era stata a contatto con l’utente infetto.

Il caso

Nei giorni scorsi un paziente emiplegico, ricoverato per la riabilitazione, aveva iniziato a lamentare uno sfogo cutaneo, che non sembrava migliorare e che, anzi, gli causava un forte prurito. Così, il suggerimento della struttura è stato quello di sottoporsi a una visita dermatologica. Accompagnato da uno specialista, sulle prime la diagnosi non era arrivata ed era stato riportato in ospedale.

Rientrato, l’uomo ha contagiato un operatore ed è stato subito chiaro quale fosse il problema: la scabbia. Immediatamente è scattato l’isolamento di tutto il terzo piano, in via preventiva, e sono state avvisate le famiglie di tutti gli ospiti che, per qualche giorno, non potranno entrare in visita nella struttura. Considerando anche la fragilità dei pazienti, la priorità per il San Camillo è stata quella di evitare il diffondersi della patologia. Poi, visto che si temeva anche un possibile contagio di una suora, tutto l’ordine religioso è stato isolato. L’uomo contagiato, intanto, sta meglio e la terapia sta facendo effetto.

La patologia

La scabbia è un’infezione parassitaria causata da un acaro che si insinua nell’epidermide e depone le uova, provocando prurito intenso e lesioni cutanee. La malattia si contrae principalmente tramite il contatto diretto con chi ne è affetto o con i tessuti infestati dal parassita, principalmente vestiti e lenzuola. Ci vogliono dalle quattro alle sei settimane dal momento dell’infestazione per iniziare a sviluppare la reazione allergica.

A diagnosticarla, un dermatologo dopo aver fatto un esame accurato della pelle. Il trattamento, mirato all’eliminazione dei parassiti, si basa solitamente su creme e lozioni che, vista l’elevata contagiosità della patologia, possono essere estese anche alle persone conviventi o che hanno avuto contatti stretti con il paziente, anche se non manifestano i sintomi della scabbia.

L’aumento dei casi

L’anno scorso, la Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse aveva acceso i riflettori sulla scabbia: numeri alla mano, gli esperti avevano rilevato un aumento del 750% dei casi tra il 2020 e il 2023, soprattutto nelle strutture di lungodegenza.

L’allarme dei sindacati

Il caso di scabbia al San Camillo ha riacceso l’attenzione dei sindacati, con la Uil Fpl che ha denunciato «le difficoltà dei lavoratori a reperire camici e dispositivi di protezione», ma anche il fatto che, con il terzo piano isolato, «il personale sia costretto a cambiarsi in promiscuità in una sola stanza». A lanciare l’allarme, Stefano Boscolo: «La situazione è preoccupante», dice, «perché la carenza di personale, inevitabilmente, si ripercuote anche sull’assistenza e gli operatori socio sanitari non riescono a fare cure igieniche approfondite a tutti gli utenti».

Da tempo, i sindacati si stanno mobilitando anche nelle vicine case di riposo del Lido, denunciando la carenza di oss e infermieri che mette a rischio in primis la qualità dell’assistenza e poi il rispetto degli standard regionali, cosa che, nel caso della Stella Maris e della Carlo Steeb, aveva portato a un rallentamento degli ingressi.

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