Ospedale dell’Angelo, project sotto inchiesta
Il project financing dell’ospedale di Mestre non è stato un affare per la collettività. Un dossier con il timbro dei Grillini, ma messo a punto da due tecnici del settore - l’ex direttore amministrativo di Asl Claudio Cerasi e il medico ortopedico ora consigliere comunale Gianluigi Placella - è finito adesso sul tavolo del vicepreocuratore della Corte dei Conti veneziana Alberto Mingarelli. Che ha affidato le indagini preliminari sulla questione alla Guardia di Finanza. Un atto abbastanza scontato, dopo che il dossier, inviato al presidente della Regione Luca Zaia era stato inviato per conoscenza anche alla Procura della Corte dei Conti a palazzo X Savi. Anche perché nel progetto dell’Angelo compare come protagonista l’imprenditore ed ex presidente della Mantovani Piergiorgio Baita, da un mese in carcere con l’accusa di fatture false, come presidente della Veneta sanitaria, società creata proprio per la gestione dell’ospedale. Un anello del grande sistema di opere pubbliche nel Veneto, l’ospedale di Mestre. Un gioiello architettonico progettato dall’architetto Emilio Ambasz, anche se dal punto di vista pratico aveva sollevato parecchie critiche per le vetrate (calde d’estate, fredde d’inverno) e la nuova disposizione di studi medici e reparti. L’ospedale dell’Angelo, voluto dalla Regione di Galan e Chisso e dal direttore dell’Asl 12 Antonio Padoan al posto dell’Umberto I, era sorto nei terreni di Zelarino, vicino all’Auchan. Per realizzarlo si è ricorsi al sistema del project financing, dove il privato anticipa i soldi e poi rientra con il pagamento delle tariffe. Ma in questo caso, scrivono i due medici nel loro esposto, si tratta di un project «freddo», dove cioè il privato riceve ogni anno un canone da parte della Regione per rientrare dei soldi spesi. Insieme agli introiti di alcuni servizi che ha ricevuto in gestione, come i parcheggi, la ristorazione e l’alberghieo, ma anche gli esami clinici. Il costo finale dell’opera, si legge nell’esposto, sarà di 400 milioni di euro. Il capitale messo dai privati ammonta a 120 milioni di euro, da amortizzare in 24 anni. «E’ stata pagata l’Iva per 124 milioni di euro, più del capitale, conveniva fare un mutuo», si legge nel dossier. L’accusa insomma è che quel sistema tanto decantato dai gruppi finanziari e dalle imprese in questo caso non abbia fatto gli interessi della collettività. E ora si deve con urgenza modificare la convenzione originaria. Proprio l’aspetto su cui adesso indagano i finanzieri per conto della Procura veneziana.(a.v.)
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